Legge elettorale, sì con fiducia. La vigilia dei quasi “ex eletti” che sperano nelle porte girevoli
Francesco Malfetano ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui scrive che sembra sempre più evidente che dopo i due “sì” di ieri, la maggioranza stamane voterà di nuovo la fiducia a Giorgia Meloni sulla legge elettorale. E lo farà principalmente perché la premier non ripone più fiducia nei parlamentari della sua maggioranza.
Sostiene Malfetano: ”I deputati Sara Kelany, Augusta Montaruli e Gianluca Vinci. A loro spetterà l’ingrato compito di verificare che i parlamentari votino infilando solo un dito e solo dalla parte “giusta” della pulsantiera. Ogni esitazione o postura differente vale un’accusa di tradimento. Il clima imposto da Palazzo Chigi e via della Scrofa è militare. I ministri ci saranno tutti, meno Giancarlo Giorgetti assente per l’Ecofin. La Lega, però, frena i meloniani e spiega che non ha bisogno di “controllare così” i propri deputati, ma Matteo Salvini li sta telefonando uno ad uno per assicurarsi che non facciano scherzi. Forza Italia offre garanzie e scongiuri: «Non ci saranno incidenti gravi. Anzi, neanche lievi tamponamenti». Del resto Meloni ha chiarito in tutti i modi che l’alternativa al via libera è il voto anticipato e nessuno, oggi, pare considerarlo all’orizzonte. Una sicurezza che pure la premier pare sottoscrivere, essendosi impegnata – per le 16 di giovedì – ad inaugurare Palazzo Saladini Pilastri ad Ascoli Piceno, subito dopo essere rientrata da Spalato, in Croazia, dove oggi prenderà parte al vertice Ue dei paesi mediterranei, il Med9”.
E continua: ”Con la nuova legge elettorale Meloni cannibalizzerà il voto degli alleati. Con le preferenze sono favoriti politici locali e consiglieri regionali. Senza l’alternanza di genere per i capilista sono sfavorite le donne. Variegate, quindi, sono pure proteste e rassicurazioni. «Sono stato chiuso in Commissione e in Aula per quattro anni, è ovvio che sul territorio preferiscono altri» sospira un deputato meloniano a cui, confida a taccuino chiuso, è stato garantito che – senza incidenti domani – ci saranno “porte girevoli”. I deputati a fare i consiglieri, i consiglieri a fare i deputati, con i primi ad aiutare i secondi e viceversa in una sorta di quadriglia di partito”.
Voto di fiducia e disciplina militare: la maggioranza vota nuovamente la fiducia a Giorgia Meloni sulla nuova legge elettorale, spinse principalmente dalla sfiducia della premier verso i propri parlamentari. Per prevenire franchi tiratori, Fratelli d’Italia organizza un controllo rigoroso sul voto dei propri deputati tramite parlamentari “controllori”, mentre Salvini e Tajani offrono garanzie sulla tenuta di Lega e Forza Italia.
Margini per i franchi tiratori: la presidenza della Camera ha chiesto informalmente ai partiti di non inviare collaboratori in balconata, eliminando le “vedette” viste a luglio e lasciando un minimo margine di manovra ai franchi tiratori; da qui la spinta dei vertici di partito verso una rigida disciplina di voto.
Tensioni e malumori nella maggioranza: molti parlamentari vivono questo voto con forte apprensione, temendo di penalizzare la propria rielezione. Le preoccupazioni riguardano la concorrenza dei candidati locali con il ritorno delle preferenze, l’assenza di alternanza di genere nei capilista (che svantaggia le donne) e il rischio che FdI penalizzi gli alleati.
Promesse e compensazioni (“porte girevoli”): per placare le proteste e garantire i voti necessari, i leader di partito hanno offerto varie rassicurazioni.
FdI: si ipotizza un meccanismo di “porte girevoli” (uno scambio di ruoli tra consiglieri regionali e parlamentari).
Forza Italia: Tajani ha rassicurato le deputate garantendo un posto in lista.
Lega: Meloni avrebbe rassicurato il Carroccio sulla gestione delle liste al Nord.
Deputati al primo mandato: circa il 40% degli eletti accetta il sacrificio in cambio della garanzia di arrivare ad aprile e maturare il diritto alla pensione da parlamentare.





