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Politica

Le scelte a destra

Antonio Polito ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un editoriale incentrato sulla figura del generale Vannacci e sui riflessi strategici che la sua ascesa proietta sia sulla sinistra sia sul governo Meloni.

Scrive Polito: ”Stupisce che la tesi abbia un così forte seguito nell’opposizione. Ricorda un po’ le teorie sul social-fascismo che, impedendo l’unità di tutte le forze democratiche, consegnarono di fatto il Paese alle camicie nere. Naturalmente la storia non si ripete mai, se non come farsa. Però certe volte fa rima. E Vannacci ci sarebbe stato benissimo in una centuria di «arditi» alla Marcia su Roma. Sperare di fermarlo annettendogli anche la destra moderata, invece di spingerla a separarsene, sembra tragicamente infantile. Ma, oltre che rischioso, quel ragionamento è fallace”.

E prosegue: ”Un pericolo rappresentato da Vannacci dentro una coalizione vincente consisterebbe nell’aprire la porta di Palazzo Chigi a una quinta colonna filo-russa. E se invece, al contrario, il generale facesse perdere il centrodestra, tanto meglio per Mosca: il trio Conte-Bettini-Fratoianni deve apparire a Putin decisamente meno arcigno di quello finora composto da Meloni, Tajani e Crosetto. Tanto più la collocazione internazionale dell’Italia sarebbe compromessa nel caso di un capo dello Stato eletto con l’ipoteca dei voti del generale. E non solo quella”.

1. L’errore strategico della sinistra: la tesi del “tanto peggio tanto meglio”

Nell’opposizione circola la tesi secondo cui Vannacci sarebbe semplicemente una “Meloni senza filtri” e che la sua crescita elettorale finirà per danneggiare il centrodestra. Polito critica duramente questa visione per due motivi:

  • Sdoganamento dell’estremismo: accettare la crescita di Vannacci pur di colpire il governo significa far entrare nel sistema politico “virus” come xenofobia, omofobia e misoginia.
  • Precedente storico rischioso: questo approccio ricorda l’errore storico del “social-fascismo”, quando le divisioni tra le forze democratiche favorirono l’ascesa del fascismo. Cercare di annettere la destra moderata a Vannacci, anziché spingerla a isolarlo, è definito dall’autore “tragicamente infantile”.

2. Perché Meloni e Vannacci non sono la stessa cosa

Polito smonta la sovrapposizione tra la Premier e il Generale, evidenziando posizioni opposte sui due temi cruciali dell’agenda politica:

  • Guerra in Ucraina: il governo Meloni ha fermamente sostenuto l’Ucraina e condannato l’aggressione russa in linea con la Costituzione, mentre Vannacci ha posizioni filo-russe.
  • Immigrazione: Meloni si muove nel perimetro delle alleanze europee per gestire i flussi; non ha mai teorizzato la “remigrazione” o le deportazioni di massa evocate da Vannacci o dalla destra radicale tedesca.

3. I due pericoli di Vannacci per il centrodestra

Se Meloni e Vannacci sono diversi, la Premier deve trarne le conseguenze ed escludere il generale da future maggioranze politiche o presidenziali. Polito individua due minacce principali:

A. L’instabilità politica interna

Finora il governo ha goduto di stabilità perché non aveva nemici alla sua destra. Includere Vannacci in coalizione significherebbe esporsi a ricatti costanti. Con l’attuale riforma elettorale, a Vannacci basterebbe un 5% di voti per diventare l’ago della bilancia e tenere in ostaggio l’esecutivo. Per l’autore, la soluzione migliore per il centrodestra sarebbe introdurre il ballottaggio per sfruttare il voto utile, superando il timore di questa misura.

B. La “quinta colonna” filo-russa

Un successo o un’influenza di Vannacci aprirebbe le porte del potere a una forza vicina a Mosca. Paradossalmente, se Vannacci facesse perdere il centrodestra, per Putin sarebbe comunque un vantaggio, poiché un eventuale asse di sinistra (Conte-Bettini-Fratoianni) risulterebbe meno fermo contro la Russia rispetto al trio Meloni-Tajani-Crosetto.

Conclusioni: l’impatto sulla scelta del Quirinale

La scelta del prossimo Capo dello Stato è il banco di prova definitivo. Il Quirinale è storicamente il baricentro moderatore e il risolutore delle crisi del sistema italiano.

Il centrodestra ha tutto il diritto di scegliere il prossimo Presidente della Repubblica, ma non può farlo legandosi ai voti di Vannacci: il prossimo inquilino del Colle deve essere un garante e un “catalizzatore della legittimità della Repubblica”, non un suo eversore.

7 luglio 2026