Massimo Gramellini, nella sua rubrica sul Corriere della Sera, Il Caffè, critica con molta ironia il modo in cui in Italia vengono create e nominate le leggi elettorali. I nomi come Porcellum, Italicum, Rosatellum e Stabilicum, tutti caratterizzati dalla desinenza latina “-um”, secondo l’autore rendono il linguaggio della politica quasi grottesco e poco serio.
Scrive Gramellini: ”Vi immaginate i padri costituenti che chiamano l’articolo 3 Egualitellum? Quando quel toscanaccio di spirito del professor Sartori, proprio su questo giornale, battezzò Minotauro la riforma semi-maggioritaria del 1993 per segnalarne la natura ibrida, vi affiancò il nome dell’autore, l’attuale presidente della Repubblica, con tanto di desinenza neutra in latino: Mattarellum. Ma il suo voleva essere un sorriso. Invece i politici hanno trasformato una battuta in una tendenza”.
E prosegue: ”Il 42%, con cui lo Stabilicum consente a chi vince le elezioni di prendere il 55% dei seggi ed eleggersi il successore di Mattarella (senza «um») era stato pensato per un Salvini extralarge e un Vannacci slim. Ancor prima di uscire dalla sartoria, gli andrebbe dunque già rifatto l’orlo: il famoso Tagliaecucitellum”.
Il punto centrale dell’articolo è però la continua modifica delle leggi elettorali in base alle esigenze della maggioranza politica del momento. Gramellini sostiene che, invece di essere una regola stabile e valida nel tempo, la legge elettorale viene trattata come un abito confezionato su misura per chi governa.
L’ironia nasce dal fatto che, mentre una nuova legge viene preparata pensando agli equilibri politici presenti, questi equilibri possono già essere cambiati. Per questo anche lo Stabilicum, pensato per garantire stabilità attraverso un particolare meccanismo di assegnazione dei seggi, rischierebbe di diventare rapidamente inadatto alla situazione politica reale.
In conclusione, Gramellini denuncia una situazione paradossale e autoreferenziale: la politica italiana cambia continuamente le regole del voto cercando di adattarle ai propri interessi contingenti. La battuta finale sul “Tagliaecucitellum” riassume proprio questa idea: una legge elettorale continuamente modificata e “ritagliata” sulle esigenze del momento della maggioranza di turno.
16 settembre 2026





