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Scienza & Tecnologia

I report medici falsificati sono cresciuti del 900%

Milena Gabanelli e Andrea Priante hanno pubblicato sul Corriere della Sera il loro Data Room in cui si rivela che in soli 3 anni gli articoli scientifici con falsità sono cresciuti del 900%. Si moltipicano le pubblicazioni ma anche i rischi per la salute. I team italiano: si può barare pure sull’efficacia dei farmaci.

Scrivono Gabanelli e Priante: ”Radiology Case Reports è una rivista scientifica specializzata in casi clinici. L’8 marzo 2024 pubblica uno studio israeliano intitolato «Gestione efficace di una lesione iatrogena della vena porta e dell’arteria epatica», in cui si spiega come salvare la vita a un paziente con gravi danni vascolari. Dall’articolo, i ricercatori dimenticano di togliere una frase: «Mi dispiace ma non ho accesso a informazioni in tempo reale o a dati specifici per pazienti, dato che sono un modello linguistico Ai». Il 22 maggio la rivista lo ritira e si scusa coi lettori per non essersi accorta che «gli autori hanno usato l’Ai generativa nel processo di scrittura dello studio». Questo non significa che quello studio fosse completamente falso, ma la sciatteria dei ricercatori che hanno messo insieme dei copia e incolla senza nemmeno controllare legittima il dubbio”.

E proseguono: ”L’intelligenza artificiale — si legge su Nature — «sta rendendo gli scienziati iperproduttivi», infatti il 30% dei ricercatori usa Chatgpt per scrivere articoli, il 15% per le domande di finanziamento. La rivista precisa che il tema si pone quando questi programmi non vengono utilizzati solo per tradurre, raccogliere, o elaborare dati. Tant’è che l’archivio di Retraction Watch dimostra che dal 2023 sono stati ritirati oltre 350 articoli scientifici per presunti abusi dell’ai nella manipolazione di testi, dati, immagini”.

Il rischio dell’Intelligenza Artificiale nella ricerca medica

Esplosione dei falsi: in tre anni gli articoli scientifici contenenti falsità sono cresciuti del 900%, alimentati dalla regola accademica del “pubblica o perisci” (il 30% dei ricercatori usa chatbot per scrivere articoli).

Errori illustri ed episodi clamorosi: riviste e pubblicazioni prestigiose — come Radiology Case Reports, Surfaces and Interfaces, il New England Journal of Medicine e Nature — hanno dovuto ritirare studi, immagini manipolate o testi in cui erano rimasti persino i messaggi predefiniti del chatbot (es. “Mi dispiace ma non ho accesso a informazioni in tempo reale…”).

Fonti inesistenti: fino al 69% delle citazioni suggerite dall’Ai in ambito biomedico sono inventate di sana pianta (The Lancet segnala un peggioramento drastico tra il 2023 e l’inizio del 2026).

La catena della disinformazione clinica: i riferimenti falsi generati dall’Ai rischiano di finire nelle revisioni sistematiche e di conseguenza nelle linee guida cliniche, portando i medici a trattare i pazienti sulla base di finzioni.

Prove e farmaci contraffatti: un test condotto dai ricercatori italiani Giuseppe Giannaccare e Andrea Taloni (pubblicato su Jama Ophthalmology) ha dimostrato che è possibile usare ChatGPT per inventare un intero trial clinico e correggere i dati anomali finché non superano i controlli di revisione, falsificando l’efficacia di un farmaco rispetto a un altro.

Soluzioni proposte: per arginare il fenomeno, le riviste dovrebbero estendere i controlli all’analisi dell’intero database prima della pubblicazione e verificare con maggiore rigore la credibilità, i curricula e l’esperienza degli autori.

15 settembre 2026