Stefano Paleari e Ferruccio Resta, nel loro editoriale sul Corriere della Sera, analizzano il dibattito sull’intelligenza artificiale (AI) e mettono in guardia dai rischi di un eccesso di regolamentazione.
I rischi di un approccio eccessivamente normativo Secondo Paleari e Resta, l’approccio predominante verso l’AI è quello di “regolamentare per prevenire”, un’impostazione che, pur partendo da buone intenzioni, rischia di soffocare l’innovazione. Gli autori evidenziano due conseguenze principali:
- Perdita di competitività: l’Italia e l’Europa non sono sole al mondo. Un eccesso di norme e costi metterebbe gli operatori europei fuori mercato, favorendo Paesi come Stati Uniti e Cina che si muovono con maggiore libertà. Vengono portati come esempi la transizione green nel settore automotive, che ha avvantaggiato le aziende cinesi e americane, e la mancanza di un programma spaziale europeo competitivo con iniziative come Starlink di Elon Musk.
- Inefficacia delle regolamentazioni: Gli autori sostengono che una regolamentazione eccessiva può portare a risultati opposti a quelli desiderati. Come esempio, citano il fatto che la normativa sulle auto elettriche non solo ha favorito l’estero, ma ha anche aumentato l’età media del parco auto circolante, peggiorando la situazione ambientale.
Un approccio culturale errato. Oltre ai rischi economici, gli autori criticano l’approccio culturale che sta alla base della regolamentazione dell’AI. Essi definiscono questo atteggiamento come una “cultura della burocrazia di garanzia”, che solleva l’individuo dalla responsabilità e ostacola la meritocrazia. Questo modo di pensare trasmette l’idea che sia possibile prevedere e regolare tutto, dimenticando il valore della responsabilità individuale e della capacità d’impresa.
- Conclusioni e raccomandazioni. In conclusione, Paleari e Resta non negano la necessità di regole, ma sottolineano l’importanza di regolamentare con equilibrio. La loro tesi è che un’eccessiva regolamentazione, intesa come una forma di “procurato allarme”, rischia di bloccare l’innovazione in Europa, lasciando che altri Paesi si muovano più rapidamente e creino nuovi prodotti e soluzioni, dai quali l’Europa si troverebbe poi a dipendere. L’articolo si chiude con un avvertimento sui rischi che la burocrazia possa soffocare la libertà e la voglia di intraprendere. 6 agosto 2025





