L’editoriale di Stefano Folli su “la Repubblica” analizza il caso Almasri, un funzionario libico ricercato per torture, catturato in Italia e poi rilasciato. La vicenda ha portato il Tribunale dei ministri a indagare e chiamare in causa i ministri Piantedosi, Nordio e il sottosegretario Mantovano, mentre la premier Meloni è stata esclusa dall’inchiesta.
L’articolo presenta due letture del conflitto tra politica e giustizia:
- Versione “ufficiale”: Le indagini della magistratura sono neutre e non hanno secondi fini politici.
- Versione “smaliziata”: La magistratura sta combattendo per difendere il proprio sistema di potere, minacciato dalle riforme del governo. L’esclusione di Meloni dall’inchiesta viene vista non come uno scrupolo di correttezza, ma come una mossa astuta per logorare l’esecutivo senza far esplodere uno scontro frontale, evitando gli errori che in passato minarono la credibilità di Silvio Berlusconi.
- La risposta del governo è un contrattacco, accelerando sulla riforma della giustizia e la “separazione delle carriere” dei magistrati. Secondo Folli, la vera posta in gioco non è la riforma in sé, ma il potere delle correnti interne alla magistratura. La battaglia finale si giocherà sul referendum che seguirà l’approvazione parlamentare della riforma. L’esito di questo referendum sarà decisivo: una vittoria del “No” segnerebbe una sconfitta politica per il governo, mentre una vittoria del “Sì” darebbe a Meloni la spinta per proseguire con altre riforme, come il presidenzialismo.





