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Politica

La sinistra che varca il Rubicone

Antonio Polito, sulle pagine del Corriere della Sera, pubblica un articolo in cui analizza la controversa strategia politica della segretaria del PD, Elly Schlein, in seguito alla sua dichiarazione ad Amsterdam, dove ha accusato il governo di Giorgia Meloni di essere di “estrema destra” e di mettere a rischio la democrazia, citando l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.

L’autore critica duramente tale mossa, interpretandola come un tentativo di negare la legittimità democratica all’avversaria e un atto irresponsabile di lucrare su un fatto di cronaca, paragonabile all’episodio di Giorgia Meloni sul caso Bibbiano. Viene sottolineato che Schlein, a capo di un partito al 24,1%, dovrebbe mostrarsi pronta a governare.

L’articolo si interroga se una strategia di così estrema radicalizzazione del conflitto possa davvero giovare all’opposizione in termini di consenso e mobilizzazione, concludendo con un netto “no” basato su tre ragioni principali:

Meloni non è Berlusconi: la tattica di rifare il gioco delle “due Italie” e del “tutti contro una” è meno efficace contro Meloni. La premier, a differenza di Berlusconi, ha una biografia da underdog (l’espressione è della stessa Giorgia, cresciuta alla Garbatella, in un partito ai margini), rendendo difficile mobilitare la paura del “regime” o del fascismo, che l’articolo definisce “roba vecchia”.

Il contesto internazionale la modera: rispetto ad altri leader di destra europei e mondiali (Le Pen, Farage, movimenti quasi-neo-nazisti), Meloni appare come una moderata. Sostiene la Commissione Ursula, rispetta i vincoli europei e sta dalla parte di Zelensky, con Parigi e Berlino, rendendo difficile lanciare l’allarme di “estrema destra” dall’Italia.

L’unità del “Campo largo” è insufficiente: l’idea che basti sommare tutti gli elettori dell’opposizione per vincere è smentita dai precedenti (come il raffronto tra il referendum sul Jobs act e i risultati regionali). Gli elettori non sempre si sommano e si mobilitano. La continua radicalizzazione a sinistra rischia inoltre di alienare il voto centrista e la potenziale “gamba moderata” del fronte, come suggerito da un ipotetico futuro leader centrista, che accusa il PD di seguire “lo schema di gioco della destra”.

20 ottobre 2025