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Editoriali

Il voto non è solo un diritto, anche un dovere. 1

Molti attenti osservatori hanno criticato negli anni le diverse leggi elettorali che si sono susseguite. Mancano meno di due anni alla conclusione della legislatura e, puntualmente, la politica sembra divertirsi a proporre modifiche dell’ultima, pessima, legge elettorale, il Rosatellum, per cercare di imporre una riforma che consenta all’attuale maggioranza di restare a Palazzo Chigi, ricorrendo al voto di fiducia. Meloni & C. diranno che ”tutti i partiti proponenti una legge elettorale han fatto così”. Sarà pur vero ma la legge elettorale è una legge particolare, un po’ come la legge di bilancio, questi provvedimenti dovrebbero essere approvati senza ricorrere al voto di fiducia. I politici dimenticano che riccorere a questo meccanismo, come anche utilizzare la famosa ”tagliola” significa, di fatto, impedire la discussione di un provvedimento. Il che, a mio avviso, è decisamente anti-democartico. Queste osservazioni di metodo appaiono estremamente puntuali e ampiamente condivissibili ma, nella realtà, molti politici non ci sentono e sulla qualità e le storture dei sistemi elettorali italiani degli ultimi decenni (proporzionale. matarellum, porcellum, rosatellum) le critiche si sprecano, ma ognuno tira l’acqua al suo mulino. Si toccano tre nervi scoperti della democrazia rappresentativa in Italia:

  1. La scelta dei candidati (preferenze vs. listini Bloccati)
  2. Le pluricandidature
  3. Il processo di approvazione delle leggi elettorali (voto di fiducia)

Ecco un’analisi approfondita su ciascuno di questi punti, che meritano certamente una “battaglia da intraprendere”:

1. La restituzione della scelta: le preferenze e i listini bloccati

Si hanno mille ragioni nel definire i listini bloccati “un obbrobrio”.

  • Il problema della rappresentanza: i listini bloccati (o candidati imposti, come avviene nel sistema proporzionale con soglia del Rosatellum) hanno di fatto eliminato il rapporto fiduciario diretto tra elettore e rappresentante. Il deputato o senatore non risponde più primariamente ai suoi elettori, ma al capo-partito che lo ha inserito in una posizione eleggibile (il “nominato”). Questo svuota il mandato parlamentare del suo legame con il territorio.
  • La motivazione ufficiale: la giustificazione del “dopo Tangentopoli” sulla lotta alle infiltrazioni mafiose o clientelari (che potevano controllare un grande flusso di voti di preferenza) è stata sempre usata come pretesto. Le inchieste dimostrano che le infiltrazioni mafiose si adattano e continuano a controllare il voto anche attraverso i candidati dei collegi uninominali o influendo sulla selezione dei “nominati”.
  • La soluzione: molti costituzionalisti e movimenti civici chiedono il ritorno alle preferenze o a un sistema a collegi uninominali puri (dove si vota il nome, come nel Mattarellum originario), ma con vincoli più stretti sulla selezione. L’obiettivo è riattivare la competizione interna ai partiti e dare all’elettore il potere di premiare o bocciare i singoli politici.
  • 20 ottobre 2025
  • 1. Continua