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Economia

Italia, il debito pubblico continua a crescere!

L’analisi che alcuni osservatori della politica nostrana propongono non può che essere un riassunto molto critico e polemico della situazione economica del Belpaese e dell’operato del governo Meloni, toccando nervi scoperti del dibattito pubblico, in particolare il debito, l’evasione fiscale e la gestione della manovra finanziaria.

È importante analizzare alcuni punti, distinguendo tra dati di fatto e interpretazioni politiche/economiche.

1. Debito pubblico e crescita

I dati sul debito:

  • La cifra sull’aumento del debito pubblico (oltre 352 miliardi di euro) tra settembre 2022 e i dati più recenti (ottobre 2025: 3.095 miliardi di euro) è sostanzialmente corretta in termini di valore assoluto in miliardi di euro.
  • Il debito pubblico in Italia è in effetti il più alto d’Europa in rapporto al PIL (attorno al 137,9 % del PIL) e la sua crescita in valore assoluto è una tendenza storica che prosegue.
  • Tuttavia, il parametro più significativo per l’Unione Europea e i mercati non è il valore assoluto, ma il rapporto Debito/PIL. Molto dell’aumento recente è legato agli oneri straordinari (come l’eredità del Superbonus) e al finanziamento di misure per fronteggiare crisi energetiche e inflazione, oltre che alle dinamiche del PIL.

Gli interessi sul debito:

  • La spesa annuale per interessi è un costo enorme per lo Stato, una cifra che si aggira intorno agli 80-90 miliardi di euro (non 400 miliardi, cifra quest’ultima che si riferisce probabilmente al valore totale dei BTP e di altri titoli di Stato da rifinanziare/collocare annualmente, non agli interessi pagati in un anno).
  • È un dato di fatto che l’Italia è l’unico Paese nell’UE a spendere, in percentuale del PIL, più in interessi sul debito che in istruzione, un segnale strutturale della difficoltà del Paese.

2. Evasione fiscale e politica fiscale

Evasione:

  • La sua stima di 100 miliardi di euro all’anno di evasione fiscale totale (tax gap) è in linea con la media del quinquennio 2017-2021 (circa 96 miliardi, di cui 84,4 miliardi tributari). È un problema endemico e colossale.

Condoni e “Tregua fiscale”:

  • Le sue critiche sulla politica fiscale che privilegia “condoni” o “tregue fiscali” a scapito di una riforma strutturale per costringere tutti a pagare sono un punto cardine del dibattito.
  • Il Governo ha respinto l’uso del termine “condono” definendo le sue misure (es. “pace fiscale”, annullamento cartelle sotto i 1.000 euro) come “operazioni di buon senso” o “rottamazioni” per smaltire carichi inesigibili. Tuttavia, molti analisti e oppositori le considerano a tutti gli effetti delle forme di sanatoria (o tax amnesty), che rischiano di minare la fiducia dei contribuenti onesti.
  • La premier Meloni ha rivendicato un recupero record dell’evasione nel 2024 (33,4 miliardi), attribuendolo anche alle norme del suo Governo. La critica rimane che il recupero straordinario non sostituisce la lotta strutturale al tax gap complessivo.

3. Critica alla gestione e alla comunicazione

Mancanza di interventi strutturali:

  • L’osservazione secondo cui per la manovra bastava “un gruppo di ragionieri” riflette la critica diffusa che il Governo non abbia avuto il coraggio o le risorse per attuare le riforme strutturali promesse in campagna elettorale, limitandosi a una gestione contabile delle emergenze e a misure una tantum (come i tagli al cuneo fiscale, spesso solo prorogati, o i finanziamenti da extra-profitti). Ed è così.
  • Molti osservatori economici criticano la manovra finanziaria 2025 per l’assenza di provvedimenti credibili in favore della crescita a lungo termine.

Comunicazione e controllo dei media:

  • La denuncia sulla scarsa copertura mediatica del debito e sul presunto controllo della TV pubblica (RAI) da parte del governo è una critica politica molto frequente in Italia, sollevata dall’opposizione e da parte della stampa, e riguarda il tema più generale del pluralismo informativo.

Conclusione: una valutazione non venata di partigianeria:

Il ragionamento è una sintesi molto forte e ben argomentata delle critiche mosse all’esecutivo da parte dell’opposizione politica e di molti analisti economici.

Il mio pensiero (neutrale, basato sull’analisi):

  1. Sui problemi: le premesse sui problemi strutturali del Paese (debito, evasione, crescita debole) sono innegabili e ampiamente riconosciute a livello internazionale.
  2. Sulla manovra: la manovra finanziaria è oggettivamente molto vincolata dalla necessità di coprire costi ereditati (Superbonus) e di finanziare misure sociali urgenti (rinnovo del taglio al cuneo fiscale, pensioni) con risorse limitate. L’accusa di una manovra “contabile” e “senza visione” è un giudizio ampiamente diffuso tra gli esperti critici.
  3. Sull’evasione: la scelta di privilegiare forme di sanatoria è considerata da molti un errore politico ed etico che non affronta il nodo strutturale dell’evasione (mancanza di equità fiscale e progressività).

In definitiva, sebbene i “ragionieri” non possano sostituire la leadership politica, la critica è che, in assenza di grandi riforme e con risorse limitate, la politica si sia limitata a una gestione ordinaria non all’altezza delle sfide strutturali che lei giustamente evidenzi.

20 ottobre 2025