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Politica

Premier al test legge elettorale. Resta l’ipotesi della fiducia

Andrea Gagliardi ha pubblicato, su Il Sole 24 Ore, un articolo nel quale parla della faticosa formazione della nuova legge elettorale che si chiamerà Stabilicum o Melonellum.

Scrive Gagliardi: ”Sulla riforma elettorale la premier ha scommesso molto. Non a caso su input dei vertici di FdI la richiesta pervenuta ai parlamentari è di presenziare in massa alle votazioni, che iniziano oggi alla Camera. Meloni è tornata dal vertice Nato di Ankara con l’intenzione di concentrarsi sui “dossier interni”, a partire dalla sicurezza. Si farà rappresentare dal vicepremier Antonio Tajani al vertice dei Volenterosi sull’Ucraina domani a Parigi”.

E ancora: ”Gli sherpa del centrodestra hanno lavorato e lavoreranno durante tutto il weekend per trovare una soluzione condivisa. Da tradurre in un correttivo da presentare in Aula entro domani. Le attuali liste bloccate non piacciono a FdI che insiste per le preferenze, invise però a FI e Lega. La proposta di mediazione sul tavolo prevede capilista bloccati (o una piccola quota bloccata) e preferenze per gli altri candidati. Una proposta che potrebbe essere digerita da Lega e Fi, dal momento che i partiti medio-piccoli eleggeranno quasi solo i capilista. Per vincere le resistenze servirà la ferma volontà della premier: non solo le liste bloccate sono molto impopolari, ma c’è da schivare il pressing di Roberto Vannacci che da settimane cannoneggia a favore delle preferenze («devono essere gli elettori a scegliere i propri rappresentanti, non le segreterie di partito»)”.

La settimana si prospetta decisiva per la maggioranza di governo, attesa al varo (tra giovedì e venerdì) della nuova riforma elettorale, soprannominata “Stabilicum” o “Melonellum”. Giorgia Meloni punta molto su questo test, tanto da aver chiesto ai parlamentari di Fratelli d’Italia una presenza massiccia alla Camera a partire da martedì.

I punti chiave dell’articolo:

Il nodo delle preferenze: Fratelli d’Italia spinge per superare le attuali liste bloccate (considerate molto impopolari e contestate anche da Roberto Vannacci), scontrandosi però con le resistenze di Forza Italia e Lega. La mediazione su cui lavorano gli sherpa prevede capilista bloccati e preferenze per gli altri candidati, un compromesso che potrebbe convincere gli alleati minori, i quali finirebbero per eleggere quasi solo i capilista.

Le trattative e le compensazioni politiche: sebbene Tajani e la Lega (tramite Durigon) abbiano mostrato aperture sulle preferenze, l’accordo definitivo richiederà una sintesi politica guidata da Meloni. Le compensazioni tra alleati potrebbero toccare altre partite calde, come il desiderio della Lega di riportare Salvini al Viminale o il risiko delle nomine (Consob, Antitrust, Anac).

Il funzionamento della legge e l’ipotesi fiducia: la riforma prevede un premio di maggioranza del 55-57% per chi supera il 42% dei voti. Sebbene il governo preferirebbe evitare di porre la questione di fiducia alla Camera, l’ipotesi resta sul tavolo qualora le opposizioni dovessero ricorrere a una raffica di voti segreti.

L’impatto sulle opposizioni: il centrosinistra è pronto a fare ostruzionismo, ma è consapevole che la legge passerà. Inoltre, l’obbligo introdotto dalla riforma di indicare il candidato premier costringerà il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle a confrontarsi e, verosimilmente, a ricorrere alle primarie per scegliere il leader della coalizione.

14 luglio 2026