Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Politica

I soldi agli avvocati un problema etico

Serena Sileoni ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui scrive dell’ultimo provvedimento approvato dall’esecutivo Meloni che mette in allarme tutti gli avvocati italiani. Essi sono sul piede di guerra su più fronti: criticano il bonus di 615 euro previsto nel nuovo decreto Sicurezza per favorire i rimpatri volontari dei migranti, denunciano i gravi disservizi negli archivi penali, che causano ritardi e violazioni del giusto processo. Aumentano anche le tensioni per le tutele dei giovani avvocati. 

Decreto Sicurezza e migranti: la proposta di incentivare economicamente gli avvocati per facilitare il rimpatrio volontario dei migranti ha suscitato la ferma opposizione del Consiglio Nazionale Forense, oltre che di diverse forze politiche, poiché ritenuta incompatibile con il ruolo del difensore.

Scrive Sileoni: ”La novità (partorita da Palazzo Chigi, ndr): il Consiglio nazionale forense e gli avvocati diventano soggetti attivi nel settore dei rimpatri assistiti, è contenuta in un emendamento estemporaneo al decreto sicurezza, che deve essere convertito in legge entro questa settimana. Il Consiglio nazionale forense ha precisato di non sapere nulla di una norma che lo riguarda direttamente, poiché lo chiama all’esercizio di un’attività pubblica finora svolta dal governo con la collaborazione di organizzazioni internazionali e non governative. L’avvocato Francesco Greco, che lo presiede, ha negato che l’Ordine sia stato mai consultato o ascoltato. Pensare di poter approvare un emendamento del genere solo perché vi è stato apposto il parere favorevole del governo, senza sentire quello, anche tecnico, dell’Ordine professionale coinvolto è stato un errore politico non da poco, per un governo che ormai da quattro anni ha dimestichezza con le procedure legislative”.

L’autrice critica aspramente un emendamento al decreto sicurezza che prevede di pagare gli avvocati per il buon esito dei rimpatri volontari assistiti dei migranti. La critica si articola su due livelli:

1. Il problema politico: mancato coinvolgimento

  • Il governo ha introdotto la norma senza consultare il Consiglio Nazionale Forense (CNF).
  • Il CNF, per bocca del suo presidente Francesco Greco, ha dichiarato di essere stato tenuto all’oscuro di una disposizione che lo trasforma in un soggetto attivo in un settore finora gestito dallo Stato con organizzazioni internazionali e ONG.

2. Il problema etico e deontologico: l’avvocato come “agente di governo”

Obbligazione di mezzi, non di risultato: per deontologia, l’avvocato deve garantire la correttezza del proprio operato, non l’esito della causa. Prevedere un compenso statale legato alla partenza del migrante trasforma la prestazione in un’obbligazione di risultato, simile a un “patto di quota lite” (generalmente vietato).

Conflitto di interessi: poiché il compenso viene pagato dallo Stato solo se il migrante parte, l’interesse economico dell’avvocato potrebbe divergere da quello del cliente. Il professionista potrebbe essere spinto a sollecitare la partenza per riscuotere il compenso (“aggio”), trascurando il reale obiettivo del rimpatrio volontario, che dovrebbe essere il reinserimento sociale del migrante nel paese d’origine.

Indipendenza della professione: l’articolo sottolinea che l’avvocato deve rimanere un libero professionista al servizio del cliente e non può essere trasformato in un “agente di governo” o in un pubblico ufficiale incaricato di perseguire interessi politici nazionali (come il controllo dell’immigrazione). Conclude Sileoni che: ”gli avvocati non sono, non devono essere pubblici ufficiali al servizio di presunti interessi della nazione, ma liberi professionisti al corretto servizio dei loro clienti. Trasformarli da assistenti legali a agenti di governo è un problema di etica, non solo professionale.

In conclusione, per Sileoni, la norma compromette la lealtà e la correttezza della funzione forense, piegando la figura dell’avvocato a logiche di propaganda politica e di bilancio dello Stato.

20 aprile 2026