Il prof. Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che la storia del governo Meloni deve essere ancora fatta. E forse, se e quando ne conosceremo certi particolari, potrebbe riservare qualche sorpresa.
L’autore parte da una riflessione sul successo elettorale del 2022 di Fratelli d’Italia. A suo giudizio, Meloni avrebbe potuto sfruttare quella vittoria per allargare la propria area politica verso il centro, coinvolgendo forze moderate e centriste. Questo non è avvenuto, e oggi l’emergere di Vannacci potrebbe essere interpretato come il segnale di tensioni e fragilità interne al campo della destra.
Scrive Galli della Loggia: ”Giorgia Meloni aveva vinto a mani basse le elezioni del 2022, con una maggioranza straripante e gli avversari tramortiti dalla sconfitta. Per la prima volta l’Italia repubblicana aveva un governo realmente di destra, espressione di una coalizione costruita intorno a un partito, Fratelli d’Italia, erede di una storia e di una tradizione politica riconducibili per vari tramiti all’esperienza fascista. Agli occhi di molti, tuttavia, compreso chi scrive, proprio l’eccezionalità del successo avrebbe richiesto l’audacia di andare oltre, di sfruttare fino in fondo il risultato straordinario già ottenuto. Che in questo caso avrebbe voluto dire soprattutto un’apertura della nuova maggioranza in direzione del centro, per cercare di cooptare forze e personalità di orientamento centrista-moderato sia laiche sia cattoliche”.
E aggiunge: ”Vannacci è un’autentica figura di demagogo reazionario-poujadista che raccoglie consensi di destra e di sinistra agitando questioni complesse e disagi reali della nostra società ma proponendone interpretazioni brutali e soluzioni semplicistiche, quasi sempre culturalmente ridicole e indifferenti ai diritti. Potrà pure votare in Parlamento insieme alla sinistra ma è indubbio che egli appartenga alla costellazione storico-ideologica della destra”.
L’editoriale ipotizza inoltre che il fenomeno Vannacci possa inserirsi in un contesto internazionale più ampio, caratterizzato dalle attività di influenza della Russia in Europa. L’autore richiama sia i precedenti rapporti tra Matteo Salvini e Mosca sia il passato incarico di Vannacci come addetto militare nella capitale russa, pur senza avanzare accuse dirette o prove di interferenze.
Il punto centrale dell’articolo è però politico: secondo Galli della Loggia, è sbagliato descrivere Vannacci come uno strumento della sinistra. Al contrario, egli lo considera un autentico esponente della destra radicale e populista, capace di raccogliere consensi sia a destra sia a sinistra facendo leva su problemi reali della società, ma offrendo risposte semplicistiche, dure e poco rispettose dei diritti individuali.
Per questo motivo l’autore ritiene che Meloni dovrebbe affrontarlo apertamente sul piano politico e ideale. La premier avrebbe l’occasione di definire con chiarezza la propria identità: una destra europea, conservatrice nei valori ma liberale sui diritti, europeista e distante sia dal putinismo sia dalle derive reazionarie e nostalgiche del fascismo.
Tesi finale: la vera sfida per Meloni non è minimizzare Vannacci o attribuirlo alla sinistra, ma usarlo come termine di confronto per dimostrare che la sua destra è diversa da quella populista, autoritaria e reazionaria che l’autore vede incarnata dal generale. In questo modo potrebbe anche facilitare future aperture verso il centro politico.
17 giugno 2026





