Il prof. Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui analizza lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni non come un semplice conflitto caratteriale o un calcolo elettorale contingente, ma come la naturale e inevitabile conseguenza della loro comune matrice ideologica: il nazionalismo.
Scrive Fabbrini che: ”Lo scontro tra Trump a Meloni non può essere derubricato ad intemperanze caratteriali o a convenienze elettorali. Proprio perché condividono la stessa visione nazionalista, Trump e Meloni sono spinti verso lo scontro, una volta che la difesa dei rispettivi interessi nazionali (comunque definiti) sia in gioco. Uno scontro che avvantaggia il primo a danno della seconda. Se il nazionalismo americano non è fenomeno contingente, allora i nazionalismi europei, una volta al governo, sono destinati a portare l’Europa verso la sottomissione all’America. Questo è il paradosso dei nostri nazionalisti: più sono forti e meno potranno difendere gli interessi che dicono di rappresentare”.
Ecco i punti principali della sintesi:
- Oltre le personalità e i sondaggi: sebbene il carattere di Trump e l’opportunismo politico di Meloni (visto il forte sentimento anti-trumpiano in Italia ed Europa) giochino un ruolo, queste spiegazioni sono insufficienti. Lo scontro nasce da una logica politica più profonda.
- La visione di Trump (“America First”): per Trump, il nazionalismo significa che l’America rinuncia al ruolo di garante della stabilità globale. L’interesse nazionale non passa più per il multilateralismo o le alleanze (come la NATO), ma per un approccio unilaterale volto a “estrarre risorse” e affermare la potenza americana sopra le altre.
- Il paradosso del nazionalismo: Il nazionalismo presuppone che gli interessi della propria comunità siano predominanti. In un sistema internazionale basato su questa logica, i rapporti diventano a “somma zero”: perché uno vinca, l’altro deve perdere. Questo crea un’intrinseca spinta all’aggressività e alla rivalità.
- Il caso europeo e Meloni: Meloni sostiene di andare a Bruxelles per difendere gli interessi italiani, vedendo spesso nella debolezza dell’UE una forza per Roma. Tuttavia, Fabbrini sottolinea che i singoli nazionalismi europei sono troppo deboli per competere con i colossi come USA, Cina o Russia.
- La sottomissione come esito: il paradosso finale evidenziato dall’autore è che i nazionalisti europei, indebolendo l’Unione Europea in nome della sovranità nazionale, finiscono per condurre l’Europa alla sottomissione verso il nazionalismo americano.
In conclusione, proprio perché condividono la stessa visione del mondo, Trump e Meloni sono destinati a scontrarsi non appena i rispettivi interessi nazionali divergono, con un risultato che inevitabilmente avvantaggia la potenza maggiore (gli USA) a danno della minore (l’Italia).
20 aprile 2026





