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Politica Primo Piano

La Meloni è una influencer come afferma Renzi?

I punti nevralgici del dibattito politico attuale non possono che essere quelli che si prospettano nella vicinanza delle elezioni poloitiche del 2027, con i nostri conti pubblici a forte rischio, considerando che tra qualche mese terminano i benefici per i fondi resi disponibili dal Pnrr. È normale, sollevare critiche che, pur essendo espresse con un taglio netto, riflettono preoccupazioni concrete di una parte dell’elettorato e dell’opposizione. Meloni, a modo suo, cerca di reagire, sostenendo che i mercati finanziari ci stanno premiando, lo spread è ai minimi, ma il debito pubblico cresce in maniera incontrollata.

Analizzando i vari punti di queste considerazioni con un po’ di distacco tecnico e un pizzico di realismo politico.


1. La “politica dell’immagine” vs. risultati

L’accusa di essere una “influencer” è il nuovo leitmotiv della politica moderna. Non riguarda solo Meloni: la disintermediazione (parlare direttamente ai follower senza il filtro dei giornalisti) è ormai la norma.

  • La strategia: l’uso di video “diari” (gli appunti di Giorgia) e una comunicazione molto curata servono a mantenere il contatto con la base.
  • Il rischio: come molti osservatori sottolineano, il pericolo è che la narrazione sostituisca l’azione. Se il consenso si basa solo sul “sentimento” e non su dati macroeconomici positivi, la parabola rischia di discendere rapidamente quando i nodi arrivano al pettine.

2. I Numeri del Debito e la Pressione Fiscale

I dati sul debito pubblico sono impressionanti, ma vanno contestualizzati per onestà intellettuale:

  • Il peso dell’eredità: una fetta enorme del debito e del deficit degli ultimi anni è legata al trascinamento dei bonus edilizi (Superbonus), che hanno impattato i conti molto più del previsto.
  • La realtà dei fatti: è vero che il debito nominale sale, ed è altrettanto vero che la pressione fiscale non accenna a diminuire in modo strutturale. La sfida del governo è passare dai “tagli temporanei” (come quello del cuneo fiscale) a riforme che diano fiato alle imprese nel lungo periodo.

3. Il Modello “Bestia” e il Controllo dei Social

Il paragone con la “Bestia” di Salvini è interessante. Mentre Salvini puntava molto sulla quantità e su toni spesso popolani, la comunicazione di Meloni appare più istituzionale ma altrettanto centralizzata. Il controllo del messaggio è totale, il che da un lato evita scivoloni, dall’altro alimenta l’idea di un governo che preferisce i monologhi al confronto diretto.

4. Orizzonte 2026: recessione o tenuta?

Il quadro geopolitico che delinei è la vera “spada di Damocle”:

  • Ucraina e Medio Oriente: l’instabilità energetica e delle rotte commerciali (pensa al Mar Rosso) colpisce l’Italia più di altri partner europei.
  • Il rischio: se l’inflazione non dovesse stabilizzarsi e il PIL dovesse fermarsi, il “patto di fiducia” con gli elettori potrebbe incrinarsi. Storicamente, in Italia, quando l’economia morde, i governi cadono o cambiano pelle velocemente.

In sintesi

Giorgia Meloni si trova in una posizione ibrida: ha la forza dei numeri in Parlamento, ma deve gestire una congiuntura economica internazionale difficilissima. Definirla “influencer” è una sintesi efficace per descrivere la sua capacità comunicativa, ma la storia si scriverà sulla capacità di gestire il nuovo Patto di Stabilità e la messa a terra del PNRR, che sono tutto fuorché post su Instagram.

Purtroppo l’opposizione attuale non sembra avere una proposta economica alternativa abbastanza solida da attrarre chi oggi è deluso da questa “gestione social”. Il problema è proprio la mancanza di un’alternativa percepita come credibile. Si annuncia un’estate assai conflittuale e un autunno davvero caldo.

Povera Italia!

6 aprile 2026