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Politica

Armi, consenso in calo e avversari

Ilario Lombardo ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui scrive di quel che sembra bollire nella pentola della maggioranza di governo.

Dice: ”Giorgia Meloni non parla di scadenza naturale della legislatura, né offre dettagli in più soffermandosi su quello che avrebbe potuto essere il tema del giorno: il voto anticipato. L’agenzia Bloomberg scrive che la premier sta pensando di andare alle elezioni in aprile”.

E aggiunge: ”C’è da dire che più di un ministro meloniano – sotto assoluto anonimato – confida di temere che Mattarella potrebbe essere irremovibile e dire no ad elezioni separate, anticipate in primavera (…) La frattura con il presidente americano Donald Trump aggrava il quadro, e tra pochi giorni, al vertice Nato di Ankara, si entrerà nuovamente nel merito degli impegni presi con gli Usa sulle spese militari”.

L’ipotesi di elezioni anticipate in primavera prende corpo dentro il governo guidato da Giorgia Meloni, anche se pubblicamente la premier evita di parlarne in modo esplicito. Secondo Bloomberg, Meloni avrebbe condiviso con il Quirinale lo scenario di un voto ad aprile; una ricostruzione mai smentita ufficialmente né da Palazzo Chigi né dal Colle, anche se entrambe le istituzioni la negano informalmente.

L’idea del voto anticipato circola nella maggioranza e viene giustificata da diverse valutazioni politiche. Dal punto di vista istituzionale, anticipare le elezioni di pochi mesi rispetto alla scadenza naturale di ottobre consentirebbe di evitare una partenza affannosa del nuovo governo sulla legge di Bilancio, come accadde nel 2022. Tuttavia resta l’incognita della posizione del presidente Sergio Mattarella, che potrebbe opporsi a uno scioglimento anticipato e a elezioni separate da quelle amministrative.

Sul piano politico, Meloni teme soprattutto un election day a giugno con le grandi città, dove il centrosinistra è favorito: una sconfitta locale potrebbe innescare un effetto domino negativo sul consenso del centrodestra. A ciò si aggiunge una lenta erosione della fiducia nel governo, non ancora evidente nei sondaggi ma considerata un rischio concreto, aggravato dalle difficoltà economiche e da un’agenda riformatrice ormai ridotta.

Pesano anche i fattori internazionali: la tensione con il presidente Usa Donald Trump e il tema delle spese militari, che tornerà centrale al vertice Nato, accentuano le divisioni interne alla coalizione. La Lega di Matteo Salvini appare in difficoltà, mentre a destra cresce la concorrenza di Futuro Nazionale, il nuovo soggetto guidato da Roberto Vannacci.

Guardando all’opposizione, senza Vannacci dentro la coalizione di governo il cosiddetto “campo largo” risulterebbe leggermente avanti, ma resta frammentato tra la linea della segretaria Pd Elly Schlein e le ambizioni del leader M5S Giuseppe Conte. Anticipare il voto servirebbe dunque a sfruttare le divisioni degli avversari, concedendo loro meno tempo per organizzarsi attorno a un leader unitario.

Infine, entra nel calcolo anche la riforma della legge elettorale: votare presto ridurrebbe tempi e spazi per ricorsi e contestazioni di costituzionalità, a meno di un intervento rapido della Corte Costituzionale. In sintesi, il voto anticipato appare come una mossa difensiva e strategica insieme, dettata da equilibri fragili, consenso incerto e competizione politica sempre più affollata.

24 giugno 2026