Francesco Verderami ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui rivela l’esistenza di contatti tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la segretaria del PD, Elly Schlein, che vanno oltre la semplice collaborazione istituzionale (come sulle norme contro la violenza sessuale). Il tema centrale di questo dialogo, pur essendo “tutto da costruire”, è la riforma della legge elettorale.
Scrive Verderami: ”C’è un motivo se Schlein sarebbe pronta a dialogare. Lo spiega un autorevole esponente del Pd, che citando un’elaborazione dei dati elettorali odierni fa una proiezione sull’esito della sfida del 2027: secondo questi dati — con l’attuale meccanismo di voto — «il centrodestra avrebbe il 20% di possibilità di vittoria, il centrosinistra il 10%. La probabilità maggiore, il 70%, cadrebbe su un risultato di sostanziale parità tra le due coalizioni». Se così stanno le cose non regge la tesi di Matteo Renzi, secondo cui «martedì, dopo il risultato delle Regionali, Meloni cambierà subito la legge elettorale perché alle politiche il centrosinistra le farebbe cappotto»”.
Obiettivo comune: rafforzare il bipolarismo
Nonostante siano le principali avversarie, Meloni e Schlein condividono un interesse comune nel modificare l’attuale sistema di voto per “preservare e rafforzare il bipolarismo”.
- Evitare l’ingovernabilità: una proiezione sui dati elettorali attuali, citata da un esponente del PD, suggerisce che con il meccanismo di voto esistente, la probabilità maggiore (70%) è quella di una sostanziale parità tra le coalizioni nel 2027. Questo risultato costringerebbe entrambe le leader a subire i giochi di Palazzo sia per la formazione del governo che per l’elezione del Capo dello Stato, una vera “camicia di forza”.
- Dialogo vincolato: Schlein ha chiarito che il dialogo potrà partire solo in presenza di un testo della maggioranza, per evitare di prestarsi a manovre che creerebbero tensioni interne alla sua coalizione.
Il piano di Meloni: voto nel 2027 e Quirinale
L’accelerazione di Meloni sul progetto di riforma elettorale risponde a due obiettivi strategici fondamentali:
- Anticipare le elezioni: avere la possibilità di anticipare le elezioni ai primi mesi del 2027, schivando i vincoli della Consulta ed evitando attriti con il Presidente della Repubblica.
- Passaggio al Quirinale: farsi trovare politicamente pronta per il passaggio cruciale della prossima legislatura: l’elezione del nuovo Capo dello Stato.
La premier necessita di sciogliere rapidamente i nodi nella maggioranza per varare una legge che, di fatto, introdurrebbe il premierato senza dover modificare la Costituzione. L’articolo suggerisce che la riforma costituzionale (premierato) potrebbe essere servita a creare un varco per la riforma elettorale, viste le difficoltà che avrebbe incontrato il referendum confermativo.
Le trappole e le barricate
Nonostante la possibile intesa tra le due leader, la strada della riforma è piena di ostacoli:
- Gli alleati: entrambe dovranno guardarsi anzitutto dai loro alleati. Nel PD, l’eurodeputato Matteo Ricci ha già avvisato la segretaria che il partito deve ostacolare la riforma.
- Le trappole parlamentari: le insidie più grandi non riguardano l’indicazione del premier o il premio di maggioranza, ma le preferenze. L’annuncio di Pier Ferdinando Casini di voler presentare un emendamento per introdurle è visto come un segnale di allarme (“Un professionista”).
- La sinistra e il Colle: l’articolo ricorda come la sinistra si fosse già preparata alle barricate contro le norme che “tolgono poteri a Mattarella”, riflettendo una propensione a considerare la Presidenza della Repubblica una “proprietà privata della sinistra”. 22 novembre 2025





