Alessandro de Angelis ha pubblicato un articolo su La Stampa in cui parla dell’affaire Vannacci, strutturato per punti chiave per analizzare le dinamiche politiche descritte.
Scrive De Angelis: ”La novità è che il governo, per la prima volta, ha posto la questione di fiducia. Non succedeva dai tempi di Mario Draghi, che in un paio di occasioni vi ricorse per sedare le effervescenze gialloverdi. Ebbene, non è una questione tecnico-parlamentare, ma politica, sottolineata ieri dall’autorevole presenza del ministro Guido Crosetto in Aula, che di quella linea pro-Kiev è stato un serio e coerente alfiere. La fiducia come momento di «chiarimento politico» dentro la maggioranza. Il perché è semplice: il film sarebbe stato lo stesso delle altre volte, col campo largo frantumato (due partiti su tre contro le armi) ma, ecco il punto, con l’aggiunta di un altro titolo. Quello sulla contrarietà anche delle esigue truppe del Generale Roberto Vannacci (tre, dicasi tre parlamentari). Insomma, non un problema di numeri, ma di “nemico a destra”.
Il contesto: la rottura della prassi su Kiev
Fino ad oggi, il sostegno all’Ucraina è stato il pilastro della credibilità internazionale di Giorgia Meloni. Il rinnovo degli aiuti passava regolarmente grazie a una strana alleanza di fatto tra la maggioranza e parte del centrosinistra (PD e Azione), isolando le ali estreme (M5S e AVS).
La novità: il ricorso alla fiducia
Per la prima volta, il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto armi. Questa mossa non è tecnica, ma un segnale di “chiarimento politico” interno. Il motivo non è la mancanza di numeri, ma la gestione del dissenso a destra:
- Contenere la Lega: evitare che singoli parlamentari leghisti seguano la linea pro-Putin.
- Neutralizzare Vannacci: impedire al Generale di usare l’Aula come tribuna per smascherare le ambiguità di Salvini.
Il “paradosso Vannacci”
L’articolo evidenzia come il Generale sia diventato il vero problema identitario della coalizione:
- Efficacia pro-Mosca: Vannacci risulta un sostenitore delle ragioni di Putin più coerente e “pericoloso” rispetto a un Salvini ormai costretto ai vincoli di governo.
- Legittimazione involontaria: invece di ignorare l’irrilevanza numerica di Vannacci (solo tre parlamentari), il governo, ponendo la fiducia, lo costringe a un bivio. Tuttavia, l’ansia di non perdere quel potenziale 1% di voti finisce per trasformare un “fenomeno caricaturale” in un attore politico centrale.
La morale: tatticismo vs strategia
De Angelis conclude che la gestione del caso Vannacci rivela una debolezza culturale della destra:
- Vannacci “tira la corda”: potrebbe votare la fiducia al governo pur restando contrario nel merito, un comportamento che l’autore definisce da “sottobosco tardo-democristiano”.
- Meloni e Salvini: la prima non vuole strappare a destra per calcolo elettorale; il secondo resta incastrato tra le sue vecchie simpatie filorusse e il dovere di maggioranza.
- Il risultato: una questione di alta politica internazionale viene degradata a mero posizionamento interno, col rischio di accogliere stabilmente nella maggioranza un propagandista delle ragioni di Putin.
In sintesi: la scelta della fiducia è una mossa difensiva che, nel tentativo di nascondere le crepe nel centrodestra, finisce per dare ufficialmente cittadinanza politica a Vannacci
11 febbraio 2026





