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Politica

L’offerta pd a Conte

Francesco Verderami ha pubblicato sul Corriere della Sera della proposta da parte della segretaria del partito democratico al leder pentastellato Giuseppe Conte di un posto nella prossima Commissione Europea in cambio del sì a Elly Schlein a candidata premier nel prossimo governo, nel caso di vittoria auspicata del cosiddetto Campo largo. Il rifiuto. Un autorevole esponente del M5S racconta: «Era un assegno post datato» da incassare nel 2029.

Scrive Verderami del dilemma del partito democratico: ”Come Conte non può cedere a Schlein, anche Schlein non può cedere a Conte. L’idea di mandare «Giuseppi» in Europa equivale alla proposta di trovare un candidato di mediazione. E la segretaria del Pd sa che le pressioni su di lei non si arresteranno, e che prima della convocazione delle primarie «si faranno fortissime». Lo scudo che si è garantita con la decisione assunta la scorsa settimana dai vertici del partito non impedirà al capo dei Cinquestelle di sferrare quello che dirigenti vicini a Elly definiscono «un ultimo colpo ad effetto, con il quale cercherà di metterci in difficoltà».

E prosegue: ”Questo è il clima. Che tenderà ulteriormente a surriscaldarsi. Tra la stesura del programma, la definizione delle regole per la sfida e un minimo di competizione nelle piazze, l’appuntamento con le urne per il candidato premier del Campo largo non si dovrebbe svolgere prima della fine di gennaio dell’anno prossimo. Nel Pd temono che tre mesi di duelli tra Schlein e Conte possano compromettere la vittoria alle Politiche. È iniziata la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra. Saranno senza rete”.

L’articolo del Corriere della Sera racconta le difficoltà del cosiddetto Campo largo nel trovare un accordo sulla candidatura alla guida del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Al centro dello scontro ci sono Giuseppe Conte ed Elly Schlein, entrambi intenzionati a non rinunciare alla possibilità di diventare presidente del Consiglio.

1. La proposta del Pd a Conte

Secondo Verderami, a Giuseppe Conte sarebbe stato offerto un «futuro alla Prodi»: un incarico europeo nella prossima Commissione, in cambio del sostegno alla candidatura di Elly Schlein come sfidante di Giorgia Meloni.

Conte avrebbe respinto la proposta perché considerata poco affidabile: un «assegno postdatato», da riscuotere nel 2029, quando gli equilibri politici potrebbero essere completamente diversi. Inoltre, l’ipotesi di una futura sistemazione europea avrebbe potuto nascondere un tentativo di allontanarlo dalla competizione politica italiana, compresa quella per la presidenza della Repubblica.

2. Perché Conte non può rinunciare alla sfida

Accettare la candidatura di Schlein significherebbe, per Conte, riconoscere alla segretaria del Pd una leadership che potrebbe ridimensionare il Movimento 5 Stelle e allontanare una parte dei suoi elettori.

Conte vuole quindi conservare la possibilità di proporsi come alternativa alla leader democratica, anche facendo leva sui sostenitori di una candidatura di mediazione.

3. Perché Schlein non può fare un passo indietro

Anche Elly Schlein ha ragioni politiche per non accettare compromessi. Secondo Verderami, se rinunciasse alla candidatura a Palazzo Chigi, rischierebbe di perdere progressivamente il controllo del Pd, dove diversi dirigenti potrebbero approfittare della sua rinuncia per rimetterne in discussione la leadership.

L’articolo ricorda che i segretari democratici, anche quando hanno cercato di consolidare il proprio potere attraverso la scelta dei candidati nelle liste elettorali, non sono stati necessariamente protetti dalle successive lotte interne.

4. L’ipotesi di un candidato di mediazione

Tra le alternative alla contrapposizione fra Conte e Schlein circolano nomi come Pier Luigi Bersani e Roberto Gualtieri. Massimo D’Alema ha invitato i due alleati a trovare una «sintesi».

Ma l’ipotesi incontra resistenze nell’area vicina a Schlein: Bersani viene ricordato come un ex segretario che non riuscì a vincere le elezioni e lasciò il Pd; Gualtieri, invece, potrebbe essere attaccato dalla destra per la gestione economica del periodo in cui era ministro e per il Superbonus.

Nel frattempo, l’idea di individuare un «terzo nome» per evitare le primarie non sembra offrire una soluzione condivisa.

5. Primarie e rischio di divisioni

La scelta del candidato premier del centrosinistra potrebbe arrivare soltanto alla fine di gennaio, dopo la definizione del programma e delle regole della competizione.

Nel Pd si teme che mesi di confronto e scontri pubblici fra Conte e Schlein possano danneggiare la coalizione in vista delle elezioni politiche. La campagna per le primarie, di fatto, è già cominciata, anche se non è ancora chiaro come si svolgerà.

Il significato politico dell’articolo

Il punto centrale dell’analisi di Verderami è che Conte e Schlein hanno entrambi interesse a guidare il centrosinistra, ma nessuno dei due può facilmente rinunciare senza mettere a rischio la propria posizione nel rispettivo partito.

La questione, quindi, non riguarda soltanto chi sia il candidato più adatto a sfidare Meloni. Riguarda anche gli equilibri di potere fra Pd e M5S e la capacità dei due partiti di costruire un progetto comune.

Emergono tre problemi:

  • La leadership: chi ha il diritto di rappresentare l’intera coalizione?
  • La fiducia reciproca: una proposta di incarico futuro può essere interpretata come un compromesso oppure come un modo per neutralizzare un concorrente?
  • Il programma: l’articolo si concentra soprattutto sulle candidature e sulle manovre interne; resta sullo sfondo la definizione delle politiche economiche, sociali e istituzionali che dovrebbero unire gli elettori del Campo largo.

In definitiva, Verderami descrive una competizione nella quale le ambizioni personali e la sopravvivenza politica dei gruppi dirigenti rischiano di prevalere sulla costruzione di una leadership condivisa. La domanda decisiva, tuttavia, è se le primarie riusciranno a trasformare questa rivalità in un confronto politico trasparente oppure se finiranno per accentuare le divisioni della coalizione.

10 ottobre 2026