Perchè il governo ha paura del Parlamento, altrimenti accetterebbe serenamente la discussione, si andrebbe all’esercisio provvisorio. Che non è la fine del mondo, lo si sappia. L’esercizio provvisorio è una misura temporanea che permette a Stato ed enti pubblici di continuare a gestire le spese pubbliche basandosi sui dati storici dell’ultimo bilancio approvato, quando il nuovo bilancio non viene approvato entro il 31 dicembre, solitamente per un massimo di quattro mesi e con limiti di spesa (dodicesimi), per evitare l’interruzione dei servizi essenziali. Si applica in assenza di approvazione della legge di bilancio, consentendo solo spese correnti e di somma urgenza, e serve a garantire la continuità amministrativa fino all’approvazione definitiva, come previsto dalla Costituzione (Art. 81).
Nella nostra carta costituzionale non si parla dell’annosa questione di fiducia, per cui sarebbe più che mai opportuno ed urgente modificare i regolamenti parlamentari sì da costringere i deputati ed i senatori ad occuparsi dei temi in discussione. Cosa ne ormai fanno sempre più raramente.
La questione di fiducia come strumento specifico (quello con cui il Governo chiede al Parlamento di votare su un provvedimento, vincolando la sua esistenza a quel voto) non è prevista esplicitamente dalla Costituzione, ma si fonda sui Regolamenti di Camera e Senato e sulla Legge 400/1988, sebbene l’Articolo 94 Costituzione ne stabilisca il presupposto (il Governo deve avere la fiducia del Parlamento) e la necessità del voto iniziale di fiducia. La Costituzione prevede la fiducia iniziale e la sfiducia, ma la “questione di fiducia” sulla singola legge è una prassi parlamentare, non costituzionale.
Il governo pone, quindi, la questione di fiducia sulla legge di bilancio. Lo fanno i governi deboli. E non è certo una novità. Quest’atteggiamento è un po’ di tutti gli ultimi governi ed appare sempre più molto poco democratico. Non dovrebbe essere consentito porre la questione di fiducia se non in casi rarissimi, se il provvedimento contiene degli errori, degli strafalcioni e se la legge non è in modo approfondito discussa nei due rami del Parlamento, significa che c’è un vizio di fondo contenuto nel provvedimento legislativo. Se gli eventuali emendamenti migliorativi della legge non vengono discussi legittimamente può il nostro presidente della Repubblica rifiutare la firma? Questi artifizi, a cui nel passato hanno ricorso un pò tutti, non sono degni di un Paese democratico. Cosa se ne può dedurre?
Questo è un nodo centrale del funzionamento della democrazia parlamentare italiana. Ecco alcuni elementi chiave:
1. La fiducia sulla legge di bilancio: è legittima?
Sì, è costituzionalmente legittima, ma:
– La Costituzione (art. 72 e 81) consente l’uso della fiducia anche sulla legge di bilancio, purché venga rispettato il procedimento previsto.
– Tuttavia, l’abuso sistematico del voto di fiducia per “blindare” le leggi – in particolare la manovra economica – limita gravemente il dibattito parlamentare, riducendo le Camere a semplici ratificatori.
2. Perché si fa ricorso alla fiducia?
– Per accelerare l’approvazione ed evitare modifiche.
– Per evitare il rischio di bocciatura e mostrare compattezza nella maggioranza.
– Spesso viene usata per “aggirare” l’ostruzionismo o le divergenze interne.
3. Il ruolo del Presidente della Repubblica
– Il Presidente non può rifiutare la firma di una legge solo perché è stata posta la fiducia.
– Può rinviare una legge alle Camere solo per motivi di legittimità costituzionale o gravi vizi formali (art. 74 Cost.).
– Tuttavia, può esprimere rilievi politici riservati e sollecitare un comportamento più rispettoso del Parlamento.
4. Un problema sistemico
Il ricorso continuo alla fiducia è una degenerazione del parlamentarismo, non una violazione formale, ma mina la qualità democratica del processo legislativo perchè non viene neppure abbozzato un minimo dibattito.
In sintesi: si ha ragione di definirlo un vizio di fondo del nostro sistema. È un problema noto e grave, ma tollerato da anni. Serve una riforma dei regolamenti parlamentari e un uso più sobrio degli strumenti d’urgenza per restituire centralità al Parlamento.
29 dicembre 2025





