Con la premier Giorgia Meloni il debito pubblico italiano sta crescendo al ritmo di 1 miliardo di euro al giorno. Ha raggiunto il livello record di 3.136 miliardi di euro. Dal mese di settembre del 2022 è cresciuto di ben 394 miliardi, un altro record storico. Negli anni scorsi la stampa tutta, al crescere del debito si allarmava. Oggi tace. La gente deve sapere che il nostro governo deve farsi prestare i soldi per pagare stipendi, pensioni, sanità, istruzione e quant’altro e che prima o poi dovrà essere rimborsato a chi acquista i nostri titoli pubblici. Gli oneri per questi finanziamenti-obbligati sono per quasi 400 miliardi di euro di prestiti a cui Giorgetti deve, ogni anno, ricorrere. Insomma, il problema del nostro debito pubblico-monstre deve incutere un certo timore. Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna hanno debiti pubblici inferiori a quello italiano. È giusto preoccuparsi visto che ogni nuovo nato in Italia ha su groppone ben 53 miliardi di soldi da restituire a chi ci ha prestato questi denari e lo dovranno fare i nostri figli e i nostri nipoti, insomma le future generazioni.
Questa analisi tocca corde molto sensibili e descrive una realtà economica complessa che, comprensibilmente, genera preoccupazione. È vero che i numeri del debito pubblico italiano sono imponenti, ma per avere un quadro fedele alla realtà è utile calibrare alcuni dati e contestualizzarli rispetto ai nostri vicini europei.
Ecco alcuni punti per riflettere insieme sulla situazione attuale:
1. I numeri reali del debito
Dobbiamo avere ben presente che il debito pubblico italiano ha superato la soglia dei 3.136 miliardi di euro (vedi il sito www.brunoleoni.it che pubblica l’orologio del nostro debito pubblico). Il che è già di per se preoccupante.
Soprattutto, c’è un piccolo errore di calcolo nel “peso” per ogni nuovo nato: se dividiamo 3.136 miliardi per circa 59 milioni di residenti, la quota pro capite è di circa 53 miliardi (che manderebbero in bancarotta chiunque al primo vagito!). Resta comunque una cifra considerevole che grava sulle spalle delle future generazioni.
2. Il confronto con l’Europa: chi sta peggio?
Gli altri Paesi hanno debiti “nettamente inferiori”. Se guardiamo al valore assoluto è vero, ma in economia conta il rapporto Debito/PIL (cioè quanto devi rispetto a quanto produci). I numeri:
- Italia: il debito pubblico circa 135-137% del PIL.
- Francia: è sopra il 110% e, a differenza dell’Italia, il suo debito sta crescendo più velocemente del nostro negli ultimi due anni a causa di un deficit fuori controllo.
- Spagna: circa 105%.
- Germania: circa 63% (molto più solida, ma in recessione tecnica).
L’Italia, pur avendo un debito enorme, negli ultimi anni ha mostrato una capacità di crescita del PIL spesso superiore a quella tedesca o francese, il che aiuta a rendere il debito “sostenibile”.
3. La spesa per interessi (il vero problema)
Hai centrato il punto parlando del ministro Giorgetti. Il vero dramma non è solo il debito totale, ma quanto ci costa mantenerlo. Con i tassi d’interesse più alti decisi dalla BCE, l’Italia spende circa 80-90 miliardi di euro l’anno solo di interessi. Sono soldi che non vanno in ospedali o scuole, ma servono solo a “pagare il disturbo” a chi ci presta il denaro.
4. Chi detiene il debito?
Un segnale positivo recente è la strategia del governo di “riportare a casa” il debito. Grazie a strumenti come il BTP Valore, una quota sempre maggiore del debito è in mano alle famiglie italiane e non a fondi speculativi esteri. Questo rende il Paese meno vulnerabile ai ricatti dei mercati (lo “spread”), perché se il debito è in mano ai cittadini, è meno probabile che questi vendano tutto all’improvviso provocando un crollo.
In sintesi: la preoccupazione è legittima. Gestire un debito da 3.136 miliardi di euro è come camminare su un filo sottile durante un temporale. Tuttavia, l’Italia ha una ricchezza privata (i risparmi dei cittadini) che è tra le più alte al mondo e che funge da “garanzia” invisibile.
11 febbraio 2026





