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Economia

E Brunetta si alza ancora lo stipendio 60 mila euro in più

Paolo Festuccia, ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui riferisce della polemica politica scatenata dall’aumento di retribuzione del Presidente del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), Renato Brunetta.

L’aumento e la polemica

L’ex ministro ha visto il suo compenso annuale aumentare da 250.000 a 310.000 euro (€ 60.000 in più), un ritocco che, secondo le rivelazioni del quotidiano Domani, ha interessato anche i dirigenti dell’ente, raddoppiando complessivamente la spesa per le retribuzioni del CNEL.

Questo aumento ha generato una “bufera politica” poiché si verifica in un momento in cui i salari italiani stagnano e il potere d’acquisto diminuisce, rendendolo un simbolo di un “doppio standard” tra la “Casta” e i cittadini comuni.

La miccia la accende Matteo Renzi. «Il Cnel ha deliberato un aumento di 1,5 milioni per i vertici e di 200mila euro per lo staff. Giorgia Meloni non trova i soldi per aumentare gli stipendi al ceto medio ma li trova per il poltronificio di Brunetta», attacca il leader di Italia Viva. Poi è il turno di Nicola Fratoianni, che spara a zero: «Da non credere: Brunetta si è aumentato lo stipendio da 250mila a 310mila euro l’anno. E con lui tutti i suoi dirigenti, facendo raddoppiare la spesa per le retribuzioni del Cnel. Ed è proprio lo stesso Brunetta che si è duramente opposto al salario minimo di 9 euro lordi l’ora. Sono davvero senza vergogna alcuna».

Le reazioni dell’opposizione

Le opposizioni hanno reagito con durezza. Scrive Festuccia: ”La miccia la accende Matteo Renzi. «Il Cnel ha deliberato un aumento di 1,5 milioni per i vertici e di 200mila euro per lo staff. Giorgia Meloni non trova i soldi per aumentare gli stipendi al ceto medio ma li trova per il poltronificio di Brunetta», attacca il leader di Italia Viva. Poi è il turno di Nicola Fratoianni, che spara a zero: «Da non credere: Brunetta si è aumentato lo stipendio da 250mila a 310mila euro l’anno. E con lui tutti i suoi dirigenti, facendo raddoppiare la spesa per le retribuzioni del Cnel. Ed è proprio lo stesso Brunetta che si è duramente opposto al salario minimo di 9 euro lordi l’ora. Sono davvero senza vergogna alcuna”.

  • Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi e Sinistra) ha criticato l’atto come “senza vergogna alcuna”, evidenziando il paradosso di Brunetta che si è precedentemente opposto al salario minimo di 9 euro lordi l’ora.
  • Il Movimento 5 Stelle (Dario Carotenuto) ha annunciato un’interrogazione parlamentare, definendo la decisione “indecente” data la situazione di record storico di poveri assoluti e milioni di lavoratori con stipendi inferiori a mille euro al mese.

Il contesto precedente

La controversia è amplificata da un precedente: in precedenza, nel marzo 2024, una norma ad hoc inserita nel decreto Pnrr aveva già sollevato polemiche. Tale norma aveva consentito a Brunetta, in pensione dal 2022, di tornare a percepire uno stipendio come presidente del CNEL, aggirando una legge del 2012 che vietava incarichi retribuiti nella pubblica amministrazione ai pensionati.

Il CNEL, intanto, si è difeso sostenendo che l’adeguamento salariale sia un “allineamento ai parametri di altri organi costituzionali”.

La posizione del governo

Palazzo Chigi ha scelto di non commentare ufficialmente, definendo la decisione “interna al Cnel” per non alimentare la miccia di una polemica delicata in una stagione economica complessa. Tuttavia, alcuni esponenti della maggioranza hanno ammesso in privato che “forse non era proprio il momento”, temendo che la vicenda Brunetta diventi il simbolo di un Paese spaccato tra chi ottiene aumenti e chi stringe la cinghia.

7 novembre 2025