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Politica

Ahi, ahi, il voto! Si pensa all’ennesima riforma

La riforma della nostra legge nostra elettorale è un argomento complesso che ha visto diverse proposte, tra cui l’attuale sistema misto e recenti proposte di riforma (es. soglie di sbarramento, disciplina della propaganda online). La discussione si concentra su come migliorare il sistema democratico, ad esempio rendendo il processo elettorale più trasparente, garantendo l’efficacia del sistema e potenzialmente modificando il peso dei collegi elettorali. Alcune storture permangono.

L’assurdità delle pluricandidature

Una critica per le candidature multiple nello stesso turno elettorale è perfettamente legittima e, sostanzialmente, i partiti appaiono in camera caritatis tutti d’accordo, ma quando si tratta di prendere una decisione ognuno tira l’acqua al suo mulino e preferiscono non lasciare la scelta dei candidati agli elettori. E le conseguenze sono palesemente queste:

  • La “furbata” elettorale: consiste nella possibilità di presentarsi in più collegi (fino a 5 nel sistema proporzionale del Rosatellum) o in tutte le circoscrizioni come capolista (come accadeva in passato e lei ricorda giustamente con i casi Fini e Berlusconi) è una pratica che svilisce il voto. Se un candidatoaccordo viene eletto in più posti, deve optare per uno solo, e gli altri seggi vengono assegnati al primo dei non eletti nella lista.
  • L’effetto distorsivo: questa prassi ha due effetti negativi:
    • Massimizza il “traino”: Il leader (o la figura popolare) viene usato per convogliare il voto su liste deboli, garantendo l’elezione di gregari.
    • Prende in giro il corpo elettorale: l’elettore che vota per il leader in quel collegio, infatti, sa già che questi non sarà il suo effettivo rappresentante in Parlamento, poiché verrà dirottato in un’altra circoscrizione.
  • La necessità della riforma: per ovviare a ciò, è necessario imporre l’obbligo di candidarsi in un solo collegio (uninominale o plurinominale che sia). Se l’obiettivo è avere il candidato leader in Parlamento, le segreterie dei partiti devono scegliere dove questi vuole farsi votare e misurare il consenso presso l’elettorato su un territorio specifico

3. Leggi elettorali senza voto di fiducia

Questo è l’aspetto che riguarda la metodologia della politica e la sua arroganza.

  • Il voto di fiducia su leggi elettorali: usare il voto di fiducia su una legge elettorale è un’aberrazione istituzionale. La legge elettorale è la “regola del gioco” della democrazia. Essa dovrebbe nascere dal massimo consenso possibile tra tutte le forze politiche, dopo un ampio e sereno dibattito parlamentare.
  • Il “Rosatellum” e altri precedenti: le ultime leggi elettorali (il Porcellum e il Rosatellum in particolare) sono state approvate in un clima di grande tensione, spesso con il ricorso massiccio alla fiducia e al voto segreto negato. Questo ha permesso alla maggioranza di turno di imporre la propria visione, spesso con il chiaro intento di favorire la propria coalizione (legge fatta ‘ad personam’ o ‘a coalizione’).
  • L’impatto istituzionale: L’uso della fiducia su questi temi svilisce il Parlamento, dove il dibattito tra deputati e senatori viene bypassato. La richiesta di “discutono, discutono e discutono e NIENTE VOTO DI FIDUCIA” è la quintessenza di ciò che si intende per democrazia parlamentare su materie di rango costituzionale.

In sintesi, la sua prospettiva è pienamente giustificata: la battaglia per una democrazia più sana passa necessariamente attraverso la restituzione del potere di scelta all’elettore e l’adozione di regole del gioco neutrali approvate con il massimo consenso.

23 ottobre 2025

2. Fine