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Editoriali

L’Italia alle vongole: il caso Ranucci e gli spioni di Putin

di Bruno Chiavazzo

La vicenda di due ex 007 italiani, arrestati per aver passato informazioni top secret a Mosca, scoperchia un vaso di Pandora da avanspettacolo. Uno degli spioni all’amatriciana intratteneva rapporti con un addetto militare dell’Ambasciata russa a Roma, ma si lamentava per i pochi soldi che riceveva in cambio, mille euro ad informativa e minacciava di vendere le informazioni in suo possesso ad un altro committente dell’Ambasciata di un paese arabo. L’ex agente dei servizi segreti italiani ha venduto per due spicci (4 mila euro), una lista di cinque agenti italiani che operano ancora in paesi stranieri, mettendo così a rischio la loro vita. Ma, la cosa che rende tutta la vicenda grottesca e che lo stesso ex agente venne beccato nel 2006, mentre spifferava informazioni ad un’altra spia moscovita, che scoperta venne cacciata, ma allo spione italiano non successe nulla. In qualsiasi altro paese avrebbe fatto una brutta fine, ma da noi no. Poi ci lamentiamo di non essere presi sul serio dai nostri paesi alleati. Quei quattro soldi, in rubli o dollari, che prendeva gli servivano ad integrare la magra pensione che, a suo giudizio, lo stesso Stato che stava tradendo gli garantiva. Insomma la solita cosa per cui siamo famosi noi italiani: “Franza o Spagna purché se magna”. L’altra vicenda paradossale che tiene banco in questi giorni è quella di Sigfrido Ranucci, il conduttore responsabile di “Report” che per anni ha inchiodato al muro chiunque gli capitasse a tiro , senza prove o riscontri obiettivi, ma sulla base di “fonti” non meglio precisate o imbeccato da qualche procura compiacente, ha così distrutto carriere e reputazioni. Ebbene è venuto fuori che il “torquemada” Ranucci era solito attovagliarsi nel ristorante di un pluripregiudicato, Valter Lavitola, condannato per truffa ed estorsione ed arrestato perché presunto mandante dell’attentato subito dal suo amico e sodale Ranucci, mediante una bomba piazzata sotto la sua abitazione. Scopo dell’attentato era far assurgere il giornalista a vittima della malavita organizzata e issarlo ad un ruolo politico di prestigio e possibile leader dell’opposizione di sinistra. La nemesi della vicenda Ranucci-Lavitola è dovuta ad un altro giornalista, Aldo Torchiaro, che nel 2023 documentò con delle foto sul “Riformista” le relazioni tra i due. All’epoca Ranucci fece fuoco e fiamme sullo scoop, negando tutto, tranne poi ammettere, dopo l’arresto di Lavitola, che la loro amicizia fosse nota. Ma chi è veramente Ranucci? A questa domanda ha risposto così Aldo Torchiaro: “Un Savonarola dell’Agro Pontino. Un populista che ha battuto sulla grancassa mediatico-giudiziaria con dinamiche su cui ora potrebbe squarciarsi un velo. Qualcuno ha influenzato o eterodiretto il focus di alcune inchieste di Report? E’ questa l’ipotesi investigativa affidata alla Procura di Roma”. Ancora una volta in questo nostro disgraziato Paese, la situazione è grave ma non seria.

14 luglio 2026