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Editoriali

Ormai agli italiani non interessa più andare a votare. Un allarme per i partiti

In Italia continua a crescere la disaffezione al voto ormai a tutte le consultazioni elettorali. Stiamo avvicinandoci al modello americano, dove vota una minoranza della popolazione. Non sarebbe opportuno tornare ad un sistema proporzionale puro con premio di maggioranza per la coalizione che supera il 50,01 per cento ? Il trend attuale è preoccupante. I partiti sembra che si guardino l’ombelico.

Il fenomeno della crescente disaffezione al voto in Italia, con il conseguente aumento dell’astensionismo, è un tema di grande rilevanza nel dibattito pubblico e politico. Le cause sono complesse e multifattoriali, e includono:

  • Crisi delle ideologie e dei partiti: un disinteresse o una sfiducia generalizzata nei confronti delle formazioni politiche, con la percezione che siano lontane dagli interessi concreti dei cittadini.
  • Sfiducia-protesta: l’astensione come forma di protesta nei confronti del sistema politico o dei partiti.
  • Difficoltà a comprendere il quadro politico: la complessità e i cambiamenti frequenti delle dinamiche politiche (scissioni, ricomposizioni, alleanze) e delle stesse leggi elettorali rendono il processo meno comprensibile per l’elettore medio.
  • Fattori socio-economici: l’astensionismo è spesso più diffuso tra i ceti meno abbienti e svantaggiati, evidenziando una correlazione con il disagio economico e sociale.
  • Fattori demografici: l’invecchiamento della popolazione e la ridotta percentuale di elettori più giovani.

Per quanto riguarda la proposta di tornare a un sistema proporzionale puro con premio di maggioranza per la coalizione che supera il 50,01%, questa si inserisce nel continuo dibattito italiano sulla legge elettorale, che da anni oscilla tra l’esigenza di rappresentatività (tipica del proporzionale) e quella di governabilità (ricercata attraverso correttivi come il premio di maggioranza o i sistemi maggioritari).

  • Proporzionale: garantisce la rappresentanza in Parlamento di tutti i partiti in proporzione ai voti ottenuti, anche i più piccoli (massima rappresentatività). Storicamente, però, in Italia (dal ’48 al ’93 con proporzionale puro) ha portato a una forte instabilità con numerosi governi.
  • Premio di maggioranza: Ha l’obiettivo di correggere il proporzionale, garantendo alla coalizione o al partito più votato un numero di seggi in grado di assicurare una maggioranza stabile per governare.
  • Questo meccanismo è stato già in vigore in Italia in diverse forme. La Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 1 del 2014, ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza previsto dal cosiddetto Porcellum (Legge Calderoli) perché, essendo attribuito al partito o coalizione che superasse una certa soglia senza un necessario collegamento con la maggioranza assoluta dei voti, risultava eccessivo e sproporzionato, ledendo il principio di uguaglianza del voto.

La proposta di un premio di maggioranza solo al superamento del 50,01% dei voti, pur garantendo un forte legame con il consenso effettivo della maggioranza degli elettori, richiederebbe un’attenta valutazione sulla sua efficacia nel generare una maggioranza parlamentare, specialmente in un sistema multipartitico molto frammentato.

La continua e spesso infruttuosa revisione delle leggi elettorali, con l’alternanza tra logiche maggioritarie e proporzionali (o miste), è vista da molti commentatori come uno dei fattori che alimentano il disinteresse dei cittadini, rendendo difficile capire come il proprio voto si traduca in rappresentanza e azione di governo.

15 ottobre 2025