Francesca del Vecchio ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui rivela che la Lega si è data appuntamento dopo Ferragosto per affrontare alcuni importanti temi, tra i quali la disastrosa politica salviniana. Ed è lì che Matteo Salvini dovrà sciogliere i nodi lasciati sul tavolo dai vertici lombardi nel direttivo regionale fiume (quasi 5 ore) di tre giorni fa. Non solo sulla linea, ma soprattutto sulla struttura del partito e sul modo in cui tornare a parlare al Nord.
Scrive la del Vecchio: ”La richiesta che arriva dai territori è ormai difficile da ricondurre a un malumore passeggero. Le segreterie provinciali, in particolare quelle di Bergamo, Brescia e Varese, alcuni sindaci e assessori regionali hanno chiesto esplicitamente a Salvini di farsi da parte, aprendo per la prima volta il dossier sulla leadership. Non è stata una richiesta isolata né simbolica. Più di un dirigente ha espresso la necessità di una nuova guida, anche collegiale. Salvini ha incassato, ha ascoltato, ha preso appunti, qualcuno racconta di quasi 10 pagine di annotazioni scritte a penna durante gli oltre 20 interventi. Quanto al suo passo indietro, il segretario federale non ha lasciato margini: non intende dimettersi. Semmai, potrebbe provare a condividere il fardello delle responsabilità con l’asse dei governatori. Un modo per spartire oneri e onori, anche in caso di risultati non eccellenti alle prossime politiche”.
E prosegue: ”Nelle province non si discute più di percentuali e sondaggi. Il problema, raccontano diversi dirigenti, è rimettere in moto una militanza che esiste ancora ma non trova più una prospettiva. Attilio Fontana lo avrebbe sintetizzato con parole che vanno oltre i risultati della Lombardia: «Le opere realizzate non bastano, serve un sogno». E probabilmente questo è il punto politico più delicato: la Lega cerca un nuovo motivo per cui tornare a chiedere agli elettori del Nord di sceglierla. E per farlo, secondo i dirigenti territoriali, serve anche cambiare il modo in cui il partito prende le decisioni. Ora toccherà a Salvini decidere con chi ricostruire la Lega che arriverà a Pontida”.
E aggiunge: ”Ma (Salvini, ndr) dovrà anche tenere conto dei mal di pancia al centro-Sud dove in molti temono una mancata rielezione, al prossimo turno, viste le percentuali ai minimi storici”
La pressione dai territori: dopo un direttivo regionale lombardo durato quasi cinque ore, Matteo Salvini si trova ad affrontare una forte spinta dai territori (in particolare da Bergamo, Brescia e Varese) e da diversi amministratori locali. Per la prima volta è stato aperto apertamente il dossier sulla leadership del partito, con richieste di un cambio di passo o di una guida alternativo-collegiale.
Nessuna dimissione, ma apertura alla gestione condivisa: Salvini ha escluso l’ipotesi di dimettersi da segretario federale. Tuttavia, per gestire le responsabilità e rispondere alle critiche sui risultati al Nord, sta valutando la possibilità di condividere le decisioni con un nucleo politico a trazione settentrionale compost dai governatori (Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia).
L’ipotesi del team per le politiche: come confermato anche dal segretario regionale lombardo Massimiliano Romeo, la proposta è di presentarsi alle prossime elezioni politiche come una squadra con una consulta formata dai presidenti di Regione, sostenuta da figure di peso come Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti. Resta da capire quanta reale autonomia avranno su questioni chiave come la composizione delle liste.
I nodi politici e le tensioni interne: al segretario viene contestato di essersi fatto schiacciare a destra da Fratelli d’Italia e da Roberto Vannacci, smarrendo l’identità del Nord. Allo stesso tempo, un eventuale ridimensionamento della linea federale crea preoccupazione tra i dirigenti del Centro-Sud, dove le percentuali ai minimi storici fanno temere per la rielezione.
La sfida verso Pontida: Salvini ha preso tempo fino a dopo Ferragosto per decidere la direzione da prendere ed evitare che l’apertura si trasformi in un commissariamento della sua leadership. Il traguardo cruciale è il raduno di Pontida del 20 settembre, dove il partito si aspetta risposte chiare non solo sulla governance interna, ma anche sulla capacità di offrire una nuova prospettiva e una nuova “visione” agli elettori del Nord.
10 agosto 2026





