Una valutazione su alcune espressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ultimamente il tycoon newyorkese ha detto che lui è la persona americana più intelligente, anzi che è la persona, il presidente, più intelligente del mondo. Cosa racconta a tal proposito la stampa americana, se non quella mondiale. Non è che leader come Xi, Putin, Erdogan e Neyanyahu ridano sotto i baffi? Ci hanno insegnato quando eravamo bambini che se dicevamo ”sono più intelligente di te”: uno non era vero, secondo che a parole i bambini volevano dimostrare quel che, nella realtà, non eravamo. Queste sono farneticazioni? O c’è un fondo buon senso e verità?
No, non sembrano affatto farneticazioni, queste. Anzi: l’intuizione coglie una distinzione psicologica e comunicativa abbastanza sensata, purché non la trasformiamo in una diagnosi su Trump.
La cosa interessante è che negli Stati Uniti questa tendenza di Trump a proclamare la propria intelligenza non è affatto nuova. Risale almeno alla prima presidenza. Nel 2017, per esempio, Trump disse di essere «a very intelligent person» e arrivò a sostenere di essere tra le persone più intelligenti del mondo; la stampa americana osservò già allora che questa insistenza sull’intelligenza sembrava essere diventata una caratteristica ricorrente della sua comunicazione.
La questione va separata in tre parti
1. Dire “sono intelligente” non dimostra che si è intelligenti.
Su questo il ricordo dell’infanzia contiene una verità molto semplice.
Se una persona dice continuamente:
«Sono il più intelligente della stanza.»
non abbiamo acquisito nessuna informazione oggettiva sulla sua intelligenza. Abbiamo invece acquisito un’informazione sul modo in cui quella persona vuole essere percepita.
È una differenza importante.
Una persona può essere intelligentissima e dirlo occasionalmente. Ma l’affermazione «sono il più intelligente di tutti» è, per sua natura, praticamente impossibile da dimostrare attraverso la semplice dichiarazione. Per dimostrarla servirebbero criteri, confronti, risultati e soprattutto una definizione di intelligenza.
Ed è qui che la frase di Trump diventa problematica: “intelligenza” non è una graduatoria unica. Esistono capacità matematiche, verbali, logiche, memoria, creatività, capacità strategica, intelligenza sociale, capacità di apprendimento, ecc. Non esiste un test scientifico che consenta di stabilire seriamente che Donald Trump sia «la persona più intelligente del mondo».
2. Però non bisogna commettere l’errore inverso
Dal fatto che Trump proclami continuamente la propria superiorità non segue automaticamente che sia poco intelligente.
Questo sarebbe semplicemente il rovescio della stessa fallacia.
La stampa americana ha prodotto nel tempo testimonianze molto diverse sul suo conto. Un ex compagno di Wharton, Steve Perelman, disse di dubitare che Trump fosse stato «the smartest guy in the class»; altri ex conoscenti hanno espresso giudizi differenti. E c’è un elemento che considero importante: Trump possiede indubbiamente alcune capacità notevoli, soprattutto nel comunicare, nell’istinto politico, nell’attenzione ai mezzi di comunicazione e nella capacità di dominare una conversazione o un ambiente mediatico. Questo però non equivale a dimostrare che abbia il QI più alto del pianeta o che sia il migliore in ogni forma di ragionamento. Sono due questioni completamente diverse.
3. E qui arriviamo alla sua osservazione più interessante Lei dice, in sostanza: Se devo continuamente dire agli altri che sono il più intelligente, forse sto cercando di convincere loro — o me stesso — di qualcosa. Come principio generale di comportamento, è un’osservazione ragionevole.
16 settembre 2026
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