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Politica

Il nuovo accordo europeo nato morto

Francesca Paci ha pubblicato su La Stampa un commento in cui sostiene che il nuovo accordo sull’immigrazione non ha assolutamente risolto il problema alla radice. Tutt’altro.

Scrive Paci: ”Nel momento del redde rationem di quel patto Ue sulle migrazioni e l’asilo che Palazzo Chigi ha venduto come un successo e che mostra invece adesso tutte le sue insidie proprio per le frontiere di primo approdo come la nostra, la solidarietà arriva dunque, inattesa, nonostante la sospensione di Schengen contrapposta alla crisi di Ceuta e nonostante la tensione ricorrente con l’Eliseo”.

E prosegue:” La pressione migratoria, che i mutamenti climatici renderanno sempre più importante, impone di pensare l’Unione europea come fosse un Paese solo che ha bisogno di rinvigorire una popolazione sempre più vecchia gestendone le paure e che per farlo deve uscire dalla logica nazionale, sia essa italiana, francese, spagnola o finlandese. Sarebbe come se la Lombardia rimandasse in Sicilia chi su quelle coste è sbarcato e ha poi attraversato lo stivale in cerca di futuro. La sfida riguarda l’Europa, tutta”.

Stop al rinvio dei “dublinanti”: la notizia positiva per il governo Meloni è l’interruzione dei recenti annunci da parte di altri Paesi europei pronti a rispedire in Italia i migranti soggetti al Regolamento di Dublino. Tuttavia, l’aspetto problematico è che questa opposizione arriva da Madrid e Parigi, due capitali politicamente lontane dal governo italiano.

Tensioni e convergenze inattese: nonostante le posizioni divergenti sugli hub nei Paesi terzi (il cosiddetto “modello Albania”) e le tensioni pregresse, Francia e Spagna – entrambe alle prese con la crescita della destra radicale interna – sostengono una gestione comune del fenomeno, condivisa dall’Italia in quanto Paese di primo approdo.

I nodi del Patto UE su migrazioni e asilo: l’accordo, presentato da Palazzo Chigi come una vittoria politica, mostra evidenti limiti pratici: Il periodo di transizione e attesa (“limbo”) prima della redistribuzione è aumentato da 12 a 20 mesi.

I Paesi del Nord e dell’Europa centrale spingono per l’applicazione rigorosa delle regole sul ricollocamento verso le frontiere d’ingresso.

Un accordo “nato morto”: l’autrice definisce il patto un fallimento originario poiché affidato alla discrezionalità e agli interessi dei singoli governi nazionali.

Una sfida sovranazionale: di fronte all’invecchiamento demografico dell’Europa e all’aumento dei flussi migratori (anche legati ai cambiamenti climatici), la gestione dei confini deve essere affrontata come un problema dell’intera Unione Europea, superando le singole logiche nazionali e la frammentazione tra gli Stati membri.

21 agosto 2026