Alessandra Ghisleri ha pubblicato su La Stampa un articolo che riguarda il prossimo referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.
Ghisleri presenta l’analisi del sondaggio condotto da Only Numbers sul referendum che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
La sondaggista sostiene che ”il 48,0% dei cittadini intervistati afferma di sentirsi informato sui contenuti della riforma, mentre il 52,0% ammette di non conoscerne i dettagli. È un elemento rilevante, perché lascia intendere che la battaglia referendaria si giocherà più sulle narrazioni che sui contenuti. Il dibattito pubblico rischia quindi di polarizzarsi su slogan contrapposti – “una giustizia più giusta” da un lato, “un attacco all’indipendenza dei magistrati” dall’altro – più che su una reale comprensione della portata istituzionale della riforma”.
1. I dati del sondaggio
- Vantaggio del “Sì”: attualmente, il fronte del “Sì” è in vantaggio di 10 punti percentuali sul “No” (38,9% contro 28,9%).
- Proiezione su voti validi: limitando l’analisi ai soli voti validi, il divario si allarga a 57,0% per il “Sì” contro 43,0% per il “No”.
- Indecisi: l’articolo evidenzia che un italiano su tre si dichiara indeciso, segnalando che il margine di vantaggio è costruito su un terreno ancora fragile, legato all’astensione.
2. Polarizzazione politica e trasversalità
- Maggioranza: il 78,8% degli elettori dei partiti di maggioranza è favorevole alla riforma.
- Opposizione: il 60,8% degli elettori di opposizione voterebbe “No”, ma un significativo 17,7% degli elettori di opposizione sostiene la proposta del governo, indicando una certa trasversalità del tema.
3. La sfida della narrazione
- Bassa informazione: solo il 48,0% degli intervistati afferma di sentirsi informato sui contenuti della riforma, mentre il 52,0% ammette di non conoscerne i dettagli.
- Conseguenza: questo dato cruciale suggerisce che la battaglia referendaria si giocherà più sulle narrazioni e sugli slogan contrapposti (“giustizia più giusta” contro “attacco all’indipendenza dei magistrati”) che su una reale comprensione della riforma.
4. Valenza politica e precedenti storici
- Test politico: il referendum rischia di trasformarsi in un voto politico contro il Governo Meloni, caricandosi di valenze simboliche.
- Precedenti: si richiamano il referendum del 2016 (vittoria del “No” con alta affluenza) e quello del 2022 (vittoria del “Sì” alla separazione delle carriere, ma mancato raggiungimento del quorum).
- Dimissioni di Meloni: il 48,7% degli italiani (e l’86,9% degli elettori di maggioranza) ritiene che Giorgia Meloni non dovrebbe dimettersi in caso di bocciatura. Al contrario, il 62,3% degli elettori delle opposizioni pensa che dovrebbe fare un passo indietro in caso di vittoria del “No”.
- Percezione del conflitto: Il 45,3% dei cittadini ritiene che lo scontro tra Governo e Magistratura sia pericoloso per la democrazia.
In conclusione, il referendum si profila come uno spartiacque cruciale non solo giuridico, ma soprattutto politico e identitario. L’esito finale dipenderà non tanto dal merito della questione, ma da chi saprà raccontare meglio la propria verità e mobilitare gli elettori.
10 novembre 2025





