L’editorialista del Corriere della Sera, Massimo Franco, ha pubblicato un articolo nel quale scrive delle grandi difficoltà del più vecchio partito politico italiano, la Lega a guida Matteo Salvini.
Scrive Franco: ”Nella Lega certe pulsioni nascono dal fallimento della strategia di Salvini, progetto del Ponte sullo Stretto di Messina in testa, la soluzione in teoria comincia dalla sua sostituzione. E, di nuovo, si indovina una certa insistenza nel chiederla, a partire dalla Lombardia. «Credo che più che un rilancio della sua immagine sarebbe un’opportunità per dare un cambio di passo del Viminale», ha spiegato ieri in tv il governatore leghista Attilio Fontana. «La richiesta va nella direzione di far fare a Salvini quello che in passato ha fatto molto bene».
E continua: ”L’ascesa della destra del generale Roberto Vannacci nei sondaggi si salda con la crescita dell’insofferenza verso la leadership di Matteo Salvini. Il tema è come uscirne senza rischiare una spaccatura o, peggio, senza cedere alla tentazione di scaricare sulla maggioranza la crisi di uno dei principali alleati”.
L’articolo analizza il momento di forte instabilità interna che sta attraversando la Lega, legato al calo nei sondaggi, all’ascesa della destra del generale Roberto Vannacci e alla crescente insofferenza verso la leadership di Matteo Salvini.
I punti chiave dell’analisi sono:
- La richiesta del Viminale: le pressioni della Lega per spostare Salvini al ministero dell’Interno (al posto di Matteo Piantedosi) sono interpretate come il sintomo di questa crisi interna. Il tentativo risponde alla logica del “promoveatur ut amoveatur”: allontanarlo dalla guida politica del partito offrendogli un ruolo d’immagine in cui in passato ha avuto successo.
- Il muro degli alleati: Forza Italia e Fratelli d’Italia si oppongono nettamente a un rimpasto di governo volto solo a risolvere i problemi del Carroccio. Il timore di Palazzo Chigi è che un Salvini delegittimato, se posto alla guida del Viminale, possa inseguire ricette xenofobe ed estremiste per recuperare consensi, danneggiando l’immagine internazionale dell’Italia e la stabilità della coalizione in vista delle elezioni del 2027.
- Rese dei conti e spinte centrifughe: il malessere verso la linea salviniana è ormai evidente sia in Veneto — con l’ipotesi di Luca Zaia candidato alla segreteria — sia nella storica roccaforte della Lombardia (come confermato dalle dichiarazioni del governatore Attilio Fontana). Sullo sfondo si agita il rischio di una spaccatura che porti a una “doppia Lega”: una forza regionale del Nord (modello Csu bavarese) e una nazionale.
- L’incognita per il governo: resta l’interrogativo su come la Lega reagirà al probabile “no” degli alleati sul Viminale e se la crisi di leadership possa finire per compromettere la tenuta dell’intera maggioranza di governo.
- 16 giugno 2026





