Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Politica

Sarà Stabilicum o non Stabilicum? 2

Niente preferenze

Nonostante i partiti avessero promesso di restituire agli elettori di votare per i loro candidati alla Camera ed al Senato, la strenua resistenza delle loro oligarchie ha, di fatto, precluso di percorre questa sana strada democratica. E così, conseguentemente, gli elettori non potranno esprimere preferenze per i candidati al Parlamento che sono eletti in base all’ordine dei nomi sulle liste presentate dai partiti. Gli elettori non potranno esprimere preferenze nemmeno per i candidati nelle liste circoscrizionali, ossia quelle che serviranno ad attribuire l’eventuale premio di maggioranza, e che nella scheda elettorale saranno posizionate in basso e saranno comuni per tutte le liste che fanno parte di una coalizione. E questo è sicuramento una profonda ferita per la democrazia nel nostro Paese. Questo Stabilicum è un nuovo Porcellum che la Corte Costituzionale, assai probabilmente, casserà. Gli elettori andranno a votare se riterranno che il loro voto abbia un peso, se non possono scegliere i candidati, quasi certamente rimarranno a casa. E crescerà ancora l’astensionismo.

Stando alla proposta della maggioranza, se nessuna lista dovesse superare la soglia del premio del 42 per cento, nessuno otterrebbe il premio di maggioranza e i seggi attribuibili con il premio verrebbero redistribuiti in modo proporzionale tra tutte le liste che superano il 3 per cento dei voti a livello nazionale, ossia della soglia di sbarramento.

La mappa delle regole del gioco: un confronto internazionale

Mentre in Italia la legge elettorale è una materia tradizionalmente fluida (abbiamo cambiato sistema diverse volte negli ultimi trent’anni), all’estero lo scenario varia molto: dalla stabilità quasi sacrale a riforme nate da forti tensioni politiche.

1. Stabilità storica e riforme rare

  • Stati Uniti: il sistema presidenziale e il meccanismo dei collegi elettorali sono blindati dalla Costituzione. Cambiarli a livello federale è quasi impossibile. Tuttavia, la vera battaglia si consuma sui confini dei collegi (gerrymandering) e sulle leggi di accesso al voto dei singoli Stati. Queste ultime vengono spesso modificate a ridosso delle elezioni dalle maggioranze locali (Repubblicani o Democratici) per favorire il proprio elettorato, scatenando durissime battaglie legali.
  • Gran Bretagna: il sistema First-Past-The-Post (maggioritario a turno unico) è in vigore da secoli. I tentativi di riforma sono rarissimi. L’ultimo grande passaggio è stato il referendum del 2011 per introdurre il voto alternativo, fortemente voluto dai Liberaldemocratici allora al governo con i Conservatori, ma è stato bocciato sonoramente dagli elettori.
  • Germania: il sistema proporzionale personalizzato è un pilastro della Repubblica Federale. Di recente (nel 2023), la coalizione di governo ha approvato una riforma per tagliare il numero dei parlamentari e abolire i mandati in eccedenza, scatenando le proteste durissime delle opposizioni (in particolare della CSU bavarese e della sinistra di Die Linke), che hanno accusato la maggioranza di aver cucito la legge per penalizzarle. La legge è stata poi parzialmente corretta dalla Corte Costituzionale.

2. Sistemi flessibili o riforme repentine

Francia: la Costituzione della Quinta Repubblica attribuisce forti poteri all’esecutivo. Sebbene il sistema a doppio turno sia solido, le regole possono essere cambiate con legge ordinaria. Il caso storico più celebre risale al 1985: il Presidente socialista François Mitterrand, vedendo le elezioni politiche del 1986 quasi sicuramente perse, cambiò la legge elettorale introducendo il proporzionale. Questo limitò i danni per la sinistra (e portò per la prima volta il Front National in Parlamento), ma la destra, appena vinto il voto, ripristinò immediatamente il doppio turno.

Spagna: il sistema elettorale (proporzionale regolato dalla legge D’Hondt su base provinciale) è strutturato in modo da favorire la governabilità e i partiti più grandi o radicati. È protetto da requisiti di maggioranza qualificata ed è rimasto sostanzialmente stabile sin dalla transizione democratica, nonostante le cicliche critiche dei partiti minori o più recenti (come Podemos o Ciudadanos in passato).

Polonia: la legge elettorale è stata spesso al centro di forti tensioni politiche, in particolare durante i governi del partito Diritto e Giustizia (PiS), che ha introdotto modifiche alle procedure di voto e ai comitati elettorali anche a ridosso delle scadenze elettorali, attirandosi accuse dalle opposizioni e dall’Unione Europea di voler piegare le regole a proprio vantaggio.

30 maggio 2026