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Politica

Il Melonellum ai nastri partenza, quasi…

Si avvicina l’approvazione del Melonellum o Stabilicum che dir si voglia. Appare di tutta evidenza che la maggioranza di governo vuole questa riforma per riconfermarsi alla guida del Belpaese ma, sopratutto, per cercare di conquistare, nel 2029, il Quirinale. Il sogn di una vita per la destra, per decenni emarginata dalla politica nazionale. La legge in corso di approvazione àppare di dubbia costituzionalità per tanti aspetti ma, in modo particolare, perchè nel merito non è stata discussa in Parlamento come sarebbe stato giusto e d’obbligo fare, riguardando le regole del gioco parlamentare che coinvolgono 60 milioni di cittadini. Infine, ricorrere al voto di fiducia significa solamente che la maggioranza ha paura dei cosiddetti franchi tiratori.

L’iter parlamentare della nuova legge elettorale — ribattezzata Stabilicum o Melonellum — tocca nodi cruciali per l’equilibrio istituzionale italiano. Le questioni sollevate riflettono il dibattito in corso tra maggioranza, opposizioni e giuristi.

1. Calcolo politico e corsa al Quirinale

L’accusa rivolta alle maggioranze di turno di ridisegnare le regole elettorali a proprio vantaggio è una costante della storia repubblicana.

  • La tesi delle opposizioni: Un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42% e capilista bloccati mira a blindare il risultato elettorale, garantendo una maggioranza solida sia alla Camera che al Senato. Questo controllo parlamentare risulterebbe decisivo nel 2029 per l’elezione del Presidente della Repubblica.
  • La tesi della maggioranza: L’obiettivo dichiarato è garantire la stabilità di governo (“governabilità”), evitando le crisi frequenti e i governi tecnici o di coalizioni eterogenee che hanno caratterizzato la politica italiana negli ultimi decenni.

2. Sotto il profilo della costituzionalità

I dubbi sulla legittimità costituzionale del testo richiamano le storiche sentenze della Corte Costituzionale (in particolare la n. 1/2014 sul Porcellum e la n. 35/2017 sull’Italicum):

  • Premio di maggioranza e distorsione democratica: la Consulta ha stabilito che un premio di governabilità senza una congrua soglia minima altera irragionevolmente la rappresentanza democratica. La soglia prevista al 42% cerca di superare questo scoglio, ma resta aperto il dibattito sull’effetto combinato con la mancata previsione di un ballottaggio.
  • Liste bloccate e libertà di voto: l’introduzione di capilista bloccati affiancati da preferenze per i candidati successivi rappresenta un tentativo di compromesso. Tuttavia, diversi costituzionalisti contestano che la presenza dei capilista bloccati limiti comunque la piena libertà dell’elettore di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

3. L’uso della questione di fiducia sulle leggi elettorali

Il ricorso alla questione di fiducia sulle leggi elettorali è uno degli aspetti più controversi nella prassi parlamentare italiana.

  • Il piano procedurale e le prassi: benché non esista un divieto esplicito in Costituzione, la dottrina costituzionale e i presidenti delle Camere hanno spesso evidenziato come le “regole del gioco” dovrebbero nascere da un ampio consenso condiviso e da una discussione libera in Aula. La fiducia era già stata posta dal governo Renzi sull’Italicum (2015) e dal governo Gentiloni sul Rosatellum (2017), stabilendo un precedente criticato da più parti.
  • La gestione del dissenso interno: blindare gli articoli chiave con la fiducia serve a due scopi complementari: evitare la manovra ostruzionistica delle opposizioni e, al tempo stesso, neutralizzare i franchi tiratori e le divisioni interne alle forze di maggioranza nei voti a scrutinio segreto.

Il testo finale affronta ora i passaggi decisivi in Aula, ma è probabile che, una volta convertito in legge, l’impianto finisca sotto l’esame della Corte Costituzionale per verificarne la tenuta rispetto ai principi della Carta.

7 ottobr 2026