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Politica

Lo strappo filorusso che mette in dubbio la legge elettorale

Antonio Polito ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui scrive dell’addio del generale Roberto Vannacci dalla Lega salviniana (tra l’altro abbastanza previsto da molti osservatori, considerate le posizioni filo-russe esplicitate sovente dal generale) e le ovvie ripercussioni politiche.

Sostiene Polito: ”La legge elettorale già in cottura da tempo va forse riformata ancor prima di nascere. La questione non è tanto sulla soglia di sbarramento per accedere al Parlamento, anche perché oggi è difficile prevedere quanto alta debba essere per tenerne fuori il generale (e quanto impopolare possa diventare una norma ad personam contro di lui). Il problema vero riguarda la soglia da fissare per la coalizione vincente, oltre la quale si ottiene cioè il premio di maggioranza. Le voci di corridoio davano per trovato un vasto accordo, anche con l’opposizione, sul 45% dei voti popolari. Che in uno scontro bipolare, centrodestra contro centrosinistra, sarebbe un obiettivo raggiungibile. Ma se cominciano a staccarsi pezzi che corrono da soli, sottraendo consensi, diventa a rischio. Il vantaggio che oggi i sondaggi attribuiscono al centrodestra potrebbe svanire (e infatti Renzi gongola pubblicamente, gli altri capi del Campo Largo solo in privato). E comunque: che succede se nessuna delle due coalizioni ci arriva?

L’analisi di Polito individua due conseguenze principali derivanti dalla rottura tra Vannacci e il partito di Salvini, avvenuta formalmente sul tema del sostegno militare all’Ucraina.

1. L’emergere di un polo filorusso a destra. Secondo l’autore, Vannacci si candida a diventare un punto di riferimento per le istanze del Cremlino in Italia, operando uno “strappo alla rovescia”: se storicamente Berlinguer allontanò il PCI da Mosca, Vannacci sta portando una parte della destra verso Putin. Questo rappresenta una sfida diretta a Giorgia Meloni, poiché il generale potrebbe sottrarre voti alla coalizione di governo proprio su temi identitari e di politica estera, mettendo a rischio la riconferma dell’esecutivo.

2. Il nodo della legge elettorale e del premio di maggioranza. La nascita di una lista autonoma guidata da Vannacci complica il progetto di riforma della legge elettorale. Sebbene il centrodestra sia attualmente avanti nei sondaggi, la frammentazione del voto potrebbe impedire alla coalizione di raggiungere la soglia del 45% (ipotesi su cui si stava cercando un accordo bipolare) necessaria per far scattare il premio di maggioranza. Se pezzi di elettorato si staccano per correre da soli, l’obiettivo della stabilità governativa diventa molto più incerto.

L’impatto elettorale e il profilo dei sostenitori Polito osserva che:

  • Chi paga il conto. Nonostante Salvini sia stato il suo “sponsor”, il danno maggiore potrebbe subirlo Fratelli d’Italia. Gli elettori leghisti più moderati difficilmente seguirebbero il generale, mentre Vannacci potrebbe intercettare i delusi della Meloni che percepiscono il governo come troppo pragmatico ed europeista.
  • Il bacino dei voti. Il generale punta ai cosiddetti “nativi incazzati”, cittadini che si sentono dimenticati, ammirano gli uomini forti e sono ostili all’immigrazione.
  • Una sintesi “rosso-bruna”. L’autore evidenzia come Vannacci attragga figure provenienti da opposti estremismi (da Rizzo ad Alemanno), rischiando di creare un polo che unisce suggestioni della destra radicale e pulsioni anti-sistema tipiche di certa sinistra, unite dal comune denominatore del filorusso.

In conclusione, sebbene le capacità organizzative di Vannacci siano ancora da dimostrare (visti i precedenti flop in Toscana), la sua mossa agita profondamente le acque del centrodestra e mette in discussione le regole del gioco per le prossime elezioni.

5 febbraio 2026