Aldo Cazzullo ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale descrive le difficoltà dei socialisti nella Spagna di Pedro Sanchez e dell’ombra di Vox, in definitiva il Paese sembra che vada verso la destra capitana da Santiago Abascal. Le mosse del premier che ha anticipato tutti e va verso il voto anticipato. In Spagna si può, in Italia no.
Scrive Cazzullo: ”La vera causa delle difficoltà di Sánchez è che, pur di restare al potere, ha stretto un patto con i nazionalisti baschi e con i separatisti catalani, sia quelli di destra – che ora l’hanno abbandonato – sia quelli di sinistra, la Esquerra Republicana (la Spagna sarebbe un regno, ma i repubblicani catalani il re non lo riconoscono e rifiutano anche solo di incontrarlo). Un po’ tutti gli altri spagnoli si sono indignati, perché detestano i separatisti catalani. La reazione è stata Vox.”.
E prosegue: ”Il capo di Vox è un basco, Santiago Abascal. Che però è uno spagnolista, fedele alla corona e ostile ai nazionalisti baschi. Il nonno era un sindaco franchista. Ma il voto per Abascal non è nostalgico, almeno non soltanto. È un voto giovane, urbano, metropolitano. Viene da gente che non rimpiange Franco, ma neppure lo condanna, e comunque più che dalla storia è angosciata dall’immigrazione araba e nera (quella latina è bene accetta, in particolare i cubani ricchi, grandi elemosinieri di Abascal)”.
Per concludere: ”Se in Spagna la diga socialista finora ha tenuto, non è solo per l’abilità e la spregiudicatezza di Sánchez. Nonostante sia il Paese europeo governato più a lungo dalla sinistra nell’ultimo mezzo secolo, la Spagna ha meno tasse, meno burocrazia, meno vincoli all’intrapresa rispetto ad altri. Cresce soprattutto quando crescono le due componenti essenziali della sua economia: l’edilizia e il turismo. Sánchez ha puntato sulle energie alternative e su misure sociali di sostegno ai lavoratori poveri. Ma la campagna non si giocherà soltanto su quello. I socialisti hanno tutto l’interesse a combattere una guerra culturale, che il Pp ha tutto l’interesse a evitare”.
La situazione politica spagnola alla vigilia delle elezioni anticipate del 29 novembre, che secondo lui vedono il socialista Pedro Sánchez in una posizione estremamente difficile. Paradossalmente, la Spagna è oggi una delle economie europee più dinamiche, con una crescita intorno al 2%, ma questo buon andamento non sembra sufficiente a salvare il governo socialista.
1. Il logoramento di Sánchez
Il premier arriva alle elezioni indebolito da una serie di scandali che hanno coinvolto la moglie, il fratello, un suo ex collaboratore e persino l’ex premier Zapatero. Ma, secondo Cazzullo, il problema principale non sono tanto gli scandali quanto la scelta di Sánchez di restare al potere grazie ai voti dei nazionalisti baschi e dei separatisti catalani. Questa alleanza ha provocato una forte reazione nell’opinione pubblica spagnola, alimentando soprattutto il consenso della destra.
2. L’ascesa di Vox
Il fenomeno più significativo è la crescita di Vox, guidato da Santiago Abascal. Cazzullo sottolinea che il suo elettorato non è semplicemente nostalgico del franchismo: è soprattutto giovane, urbano e preoccupato dall’immigrazione, dalla sicurezza e dai cambiamenti sociali. Vox rappresenta quindi una destra radicale nuova, non riducibile alla nostalgia del passato.
3. Il problema per il Partido Popular
La probabile vittoria del Partito Popolare (PP) pone una questione decisiva: quanto sarà forte Vox e quanto condizionerà un eventuale governo della destra? Cazzullo paragona la situazione spagnola a quella italiana, evocando il possibile ruolo che potrebbe avere Vannacci in Italia. Il PP, partito conservatore di governo e tradizionalmente più moderato, potrebbe trovarsi costretto a governare con una forza molto più radicale.
4. Sánchez punta sulla polarizzazione
Per cercare di recuperare terreno, Sánchez potrebbe trasformare la campagna elettorale in una sfida tra sinistra e destra radicale, presentandosi come difensore della piazza e accusando PP e Vox di essere parte di un’internazionale conservatrice guidata da Donald Trump. La sinistra avrebbe quindi interesse a enfatizzare la minaccia dell’estrema destra.
5. Il vento internazionale soffia verso destra
Cazzullo inserisce la Spagna in una tendenza molto più ampia: Le Pen in Francia, AfD in Germania, Farage nel Regno Unito, mentre in America Latina avanzano figure e movimenti di destra. La Spagna potrebbe dunque essere l’ennesimo Paese europeo a vedere spostarsi verso destra il proprio baricentro politico.
6. La contraddizione spagnola
La Spagna costituisce però un caso particolare: nonostante sia stata governata dalla sinistra più a lungo di altri Paesi europei, ha mantenuto meno tasse, meno burocrazia e meno vincoli all’iniziativa economica. La sua crescita è trainata soprattutto da edilizia e turismo, mentre Sánchez ha puntato anche sulle energie rinnovabili e sulle politiche sociali per i lavoratori poveri.
7. La guerra culturale e la memoria del franchismo
Qui emerge uno degli aspetti più importanti dell’editoriale. Secondo Cazzullo, Sánchez e prima di lui Zapatero hanno riaperto la “guerra della memoria” sulla guerra civile e sul franchismo, attraverso le leggi sulla memoria storica e la rimozione della salma di Franco dal Valle de los Caídos. Questo ha fatto riemergere vecchie contrapposizioni: da una parte il ricordo della dittatura e delle sue vittime, dall’altra l’ostilità verso la sinistra, la diffidenza della Chiesa e la paura del disordine.
La tesi centrale di Cazzullo
Il punto fondamentale dell’editoriale è che la destra spagnola è oggi largamente favorita, ma la sua vittoria non è necessariamente scontata nelle conseguenze politiche.
Il vero interrogativo non è tanto se il PP vincerà, quanto come governerà insieme o sotto la pressione di Vox. Se PP e Vox accetteranno di trasformare la vittoria elettorale in una nuova guerra ideologica sulla memoria, sul franchismo e sull’identità nazionale, potrebbero perdere consenso.
Al contrario, se la destra riuscirà a concentrarsi sui problemi concreti — casa, salari, immigrazione, sicurezza e crescita — potrebbe consolidare il proprio successo.
In sostanza, Cazzullo vede nella Spagna un altro tassello dello spostamento dell’Europa verso destra, ma avverte che la vera sfida sarà impedire che il confronto politico degeneri in una nuova guerra culturale. Ed è proprio il rapporto tra PP e Vox a rappresentare la grande incognita della prossima fase politica spagnola.
6 ottobre 2026





