Marco Imarisio ha pubblucato sul Corriere della Sera un articolo nel quale sottolinea come una mica tanto velata minaccia rivolta a tutta l’Unione Europea. Il messaggio dello zar ai leader europei è questo: il sostegno all’Ucraina per voi avrà un prezzo.
Scrive Imarisio: ”Il quadro generale lo ha fornito Dmitrij Peskov nella consueta intervista a Pavel Zarubin, il giornalista televisivo più amato dal Cremlino. Se Putin ha appena detto che resta in mano ucraina l’undici per cento del Donetsk, il suo portavoce ha precisato che per quella regione «continueremo a combattere, anche se fosse mezzo punto percentuale, o un centesimo. È Federazione russa, non c’è nulla da discutere». Ma la frase rivelatrice è un’altra. Peskov ha sostenuto che Mosca si sta «avvitando in questa spirale», perché «in assenza delle possibilità di discutere e accordarsi» la guerra resta l’unico modo per raggiungere i propri obiettivi, che rimangono ancorati alla pretesa di quella parte di Donbass non ancora conquistata”.
E prosegue: ”Ecco la strategia, ridotta all’osso. Sul terreno, l’erosione lenta e costosa di quel che la Costituzione russa considera già proprio, accelerata dalla vaga sensazione che il 2027 possa essere l’anno dell’ora o mai più, perché le finanze pubbliche difficilmente possono reggere oltre. Nel cielo, la pressione sulle città, sui ponti, sull’energia, alla vigilia del quinto inverno di guerra. E adesso un terzo livello, psicologico: rendere scomodo, persino pericoloso, il gesto simbolico della solidarietà. Merz ha portato un miliardo di aiuti militari e 350 milioni per la rete elettrica. Il Cremlino scommette che in patria, dove il cancelliere è in difficoltà, quelle foto di gruppo gli costeranno più di quanto valgano a Kiev. La spirale di cui parla Peskov ha trovato un nuovo giro”.
1. La svolta del Cremlino: la fine della «zona franca»
Il Ministero degli Esteri russo (la Smolenskaja) ha diffuso una nota contenente un formalizzato «ammonimento» (predosterezhenie) rivolto ai leader europei che si recano a Kiev, ricordando che chi visita la capitale ucraina «si espone consapevolmente a un pericolo mortale».
- Il bersaglio imminente: pur non citandolo esplicitamente, la nota fa riferimento al Cancelliere tedesco Friedrich Merz, arrivato a Kiev per portare nuovi aiuti militari ed economici.
- Cambio di strategia diplomatica: per oltre quattro anni le visite delle delegazioni occidentali a Kiev sono state rispettate come una sorta di “zona franca”. Un mese fa Putin ha sospeso i raid durante la visita degli americani Witkoff e Kushner, ma questa cortesia non viene più estesa agli europei: il messaggio per l’UE è che il sostegno all’Ucraina da oggi comporta rischi personali.
2. La retorica e la reazione dei media russi
L’attacco a un ponte di Kiev, avvenuto coincidendo con l’arrivo di Merz, è stato salutato dai media e dagli analisti filo-Cremlino come un gesto deliberato:
- Jurij Knutov (esperto militare) ha confermato che la Russia non si trattiene più in presenza di «ospiti di riguardo» proprio affinché capiscano il rischio.
- Marat Bashirov (politologo) ha parlato provocatoriamente dell’Europa che cerca una «vittima sacrificale».
- Maria Zakharova ha definito i leader in visita «assassini che tornano sul luogo del delitto», mentre il senatore Grigorij Karasin ha ridimensionato la minaccia definendola un «consiglio» sulla sicurezza.
3. La linea di Peskov e gli obiettivi di guerra
Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, ha ribadito che la Russia continua a combattere per conquistare la totalità del Donetsk (incluso l’11% ancora in mano ucraina), affermando che per la Russia «non c’è nulla da discutere» in quanto territorio costituzionalmente proprio. Peskov ha parlato di una «spirale» in cui Mosca si sta avvitando: in assenza di negoziati, la guerra resta l’unico strumento per raggiungere gli obiettivi prefissati.
4. I dati del conflitto (citati nell’articolo)
- Vittime civili: oltre 400 civili ucraini uccisi o feriti ogni settimana dai raid russi (+55% rispetto allo stesso periodo del 2025, fonte ONU).
- Attacchi aerei: 6.732 droni lanciati da Mosca contro l’Ucraina a settembre (+33% rispetto ad agosto, fonte Kiev).
5. Conclusione: La triplice strategia di Mosca e la scadenza del 2027
La strategia del Cremlino si articola su tre livelli:
Sul terreno: una lenta erosione avanzata nel Donbass, spinta dall’urgenza che il 2027 possa rappresentare l’anno “dell’ora o mai più”, oltre il quale le finanze pubbliche russe difficilmente reggeranno il peso della guerra.
Nei cieli: la pressione sistematica su infrastrutture energetiche, ponti e città alla vigilia del quinto inverno di guerra.
Livello psicologico: aumentare la pressione sui leader europei. Il Cremlino scommette che i costi politici interni degli aiuti (come il miliardo di aiuti militari fornito da Merz) renderanno la solidarietà a Kiev insostenibile sui mercati politici domestici.
5 ottobre 2026





