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Esteri

Donald Trump, il presidente del mondo

Sergio Fabbrini, è professore emerito di Scienza Politica e Relazioni internazionali e Intesa Sanpaolo Chair on European Governance presso la LUISS Guido Carli. È stato Pierre Keller Professor presso la Harvard Kennedy School e Recurrent Professor presso il Political Science Department della UC Berkeley.che analizza la visione geopolitica di Donald Trump dopo la sua partecipazione al forum di Davos del gennaio 2026. Fabbrini, su Il Sole 24 Ore, ha appena scritto un editoriale pareticolarmente corrosivo nel confronti del presidente americano.

Sostiene, riferendosi a precise parole di Trump: «Tant’è che quando abbiamo chiesto di avere la Groenlandia, ci hanno detto di no (…) Ma se non ne siamo proprietari, come potremmo difenderla».

Fabbrini aggiunge che ”Per Trump non esistono le alleanze, né la legalità internazionale. Difende solamente ciò che è suo. Certamente, come ha scritto Alejando Reyes su Foreign Policy, la legalità internazionale non sempre ha garantito, nella stessa misura, gli stati forti e gli stati deboli. Quando gli interessi dell’America erano in gioco, essa si è spesso imposta sui secondi. Tuttavia, per fare ciò, ha dovuto dare delle motivazioni, anche se esse erano tutt’altro che convincenti. Nell’ordine internazionale del Secondo dopo guerra, l’America ha agito come una potenza egemone e non dominante. Una egemonia sostenuta dalla creazione di un formidabile sistema di alleanze, di cui la NATO è (è stata) la più compiuta espressione. Trump rifiuta la logica dell’egemonia per seguire invece quella della dominazione. Mentre l’egemonia vincola, la dominazione non lo fa. Basandosi su una forza militare che non ha eguali, Trump pensa di ottenere ciò che vuole. Ha così trasformato l’America in una potenza solitaria. Margaret Macmillan, su Foreign Affairs, ha definito la sua strategia come “Making America Alone Again”.

E aggiunge: ”Per Mark Carney, nel mondo trumpiano non c’è posto per le medie potenze che non si coalizzano. Sicuramente non ce n’è per un’Europa politicamente divisa. L’ America è una potenza solitaria che, però, è più potenza delle altre. Insomma, l’Europa deve prendere atto che l’America di Trump non è interessata a difendere né la legalità internazionale né l’alleanza transatlantica. Trump ha rotto una relazione di reciproca fiducia con gli europei che non sarà facile ricostruire. Con l’America del dopo-Trump (se sarà democratica) si potrà costruire un’amicizia, non di più. La fine di una relazione sentimentale è sempre drammatica, ma essa può aprire nuove opportunità, al partner abbandonato, se avrà il coraggio di coglierle.“.

1. Dalla Groenlandia alla fine della NATO. L’articolo si apre citando le recenti tensioni sulla Groenlandia: Trump ha rinunciato all’uso della forza o a dazi punitivi solo grazie alla resistenza di alcuni Paesi europei e del Congresso. Tuttavia, Fabbrini sottolinea che per Trump l’alleanza transatlantica è ormai conclusa. Il Presidente americano rifiuta il concetto di alleanza e legalità internazionale, agendo solo in base alla difesa della proprietà e degli interessi diretti degli Stati Uniti.

2. Egemonia vs Dominazione. L’autore opera una distinzione fondamentale: mentre nel dopoguerra l’America ha agito come potenza egemone (leader di un sistema di regole e alleanze che vincolavano anche se stessa), Trump ha scelto la via della dominazione. Sfruttando la superiorità militare, punta a trasformare l’America in una “potenza solitaria” (Making America Alone Again), trasformando l’ordine internazionale in un sistema in cui gli USA non hanno più vincoli verso gli alleati.

3. Il “Consiglio per la Pace” (Board of Peace). Il cuore dell’editoriale è l’analisi della nuova organizzazione creata da Trump a Davos per sostituire l’ONU. Fabbrini descrive il “Consiglio per la Pace” come una struttura puramente personale e autoritaria:

  • Ruolo di Trump: egli ne è il Chairman a vita, mantenendo la carica anche dopo la fine della presidenza USA.
  • Poteri assoluti: decide chi invitare, chi espellere e ha diritto di veto su ogni decisione.
  • Natura commerciale: la partecipazione degli Stati membri è legata al versamento di ingenti somme di denaro (almeno un miliardo di dollari per tre anni). Secondo l’autore, questa non è un’organizzazione internazionale, ma una manifestazione di “egolatria” e un “delirio di onnipotenza” di Trump, che si atteggia a “presidente del mondo”.

4. La posizione dell’Italia e dell’Europa. Fabbrini osserva che la maggioranza degli italiani (2/3) diffida di Trump. Sebbene il governo italiano abbia rifiutato l’adesione al Consiglio per la Pace citando l’Art. 11 della Costituzione, l’autore suggerisce che sarebbe stata necessaria una presa di posizione politica più forte a favore dell’ONU e dell’unità europea.

5. Conclusione: la rottura definitiva. L’editoriale si chiude con un avvertimento: l’Europa deve accettare che il legame di fiducia con gli Stati Uniti è spezzato. Anche dopo Trump, il rapporto non tornerà mai quello di prima; l’Europa deve trovare il coraggio di rendersi autonoma e cogliere le opportunità che derivano dalla fine di questa storica “relazione sentimentale” con l’America.

25 gennaio 2026