L’ambasciatore Stefano Stefanini pubblica su La Stampa un articolo in cui analizza la politica estera del presidente americano Donald Trump nella sua seconda presidenza, evidenziando il suo successo e protagonismo su scala mondiale in contrasto con la perifericità dell’Europa.
I tre mondi della politica estera trumpiana
Trump si concentra su tre aree principali dove ci sono affari e guadagni da fare, relegando l’Europa:
- Medio Oriente:
- Dopo il successo iniziale, la stabilità di Gaza e il disarmo di Hamas restano in sospeso.
- Trump invia una squadra di emergenza in Israele e dà un doppio segnale privilegiando il Qatar (per il piano di pace, l’influenza su Hamas o anche per favori personali), avvertendo Gerusalemme.
- L’obiettivo è puntellare il suo piano di pace complessivo.
- Asia:
- Il tour in Asia (Kuala Lumpur, Tokyo, Seoul) consolida le posizioni americane e porta alla mediazione di una “pace” minore (Thailandia-Cambogia, in ottica Nobel 2026).
- Il culmine è l’incontro con il Presidente cinese Xi Jinping a Seoul a margine del vertice APEC (che a Trump interessa poco).
- L’obiettivo è un accordo commerciale con la Cina (che potrebbe includere terre rare e petrolio russo) per evitare una guerra economica. Un accordo che darebbe sollievo all’economia mondiale e che anche Putin spera si realizzi senza toccare gli interessi russi.
- Americhe:
- Trump mira ad affermare il predominio continentale statunitense (nuova Dottrina Monroe).
- Ciò si manifesta con dazi al Canada, spiegamento navale nei Caraibi con minaccia di intervento in Venezuela, e sanzioni contro la Colombia.
- Al contrario, l’Argentina di Javier Milei riceve un’importante boccata d’ossigeno finanziario dagli USA.
L’Europa Periferica
L’Europa resta ai margini di questa strategia, vista come una fonte di problemi intrattabili e con pochi affari da offrire.
- Gli Stati Uniti di Trump si proiettano dove si fanno soldi, mentre l’Europa non fa di meglio che indebitarsi per sostenere Kiev.
- Manca ancora la pace tra Russia e Ucraina, che Trump ha accantonato per dedicarsi ad altro.
- Il Presidente americano preferisce i leader europei divisi anziché uniti, e pur avendo bisogno di lui, non possono fidarsi. La richiesta di unità transatlantica da parte di leader come Giorgia Meloni suona come un “vecchio disco rotto”.
Visione e stile
La politica estera di Trump è guidata dall’istinto e dalla versatilità (es. l’altalena con Putin), ma sta emergendo una chiara visione basata sul premiare l’efficacia sull’ortodossia. Il suo successo mondiale in soli nove mesi di seconda presidenza è innegabile.








