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Esteri

Il Donald dei 3 mondi e Bruxelles periferia

L’ambasciatore Stefano Stefanini pubblica su La Stampa un articolo in cui analizza la politica estera del presidente americano Donald Trump nella sua seconda presidenza, evidenziando il suo successo e protagonismo su scala mondiale in contrasto con la perifericità dell’Europa.

I tre mondi della politica estera trumpiana

Trump si concentra su tre aree principali dove ci sono affari e guadagni da fare, relegando l’Europa:

  1. Medio Oriente:
    1. Dopo il successo iniziale, la stabilità di Gaza e il disarmo di Hamas restano in sospeso.
    1. Trump invia una squadra di emergenza in Israele e dà un doppio segnale privilegiando il Qatar (per il piano di pace, l’influenza su Hamas o anche per favori personali), avvertendo Gerusalemme.
    1. L’obiettivo è puntellare il suo piano di pace complessivo.
  2. Asia:
    1. Il tour in Asia (Kuala Lumpur, Tokyo, Seoul) consolida le posizioni americane e porta alla mediazione di una “pace” minore (Thailandia-Cambogia, in ottica Nobel 2026).
    1. Il culmine è l’incontro con il Presidente cinese Xi Jinping a Seoul a margine del vertice APEC (che a Trump interessa poco).
    1. L’obiettivo è un accordo commerciale con la Cina (che potrebbe includere terre rare e petrolio russo) per evitare una guerra economica. Un accordo che darebbe sollievo all’economia mondiale e che anche Putin spera si realizzi senza toccare gli interessi russi.
  3. Americhe:
    1. Trump mira ad affermare il predominio continentale statunitense (nuova Dottrina Monroe).
    1. Ciò si manifesta con dazi al Canada, spiegamento navale nei Caraibi con minaccia di intervento in Venezuela, e sanzioni contro la Colombia.
    1. Al contrario, l’Argentina di Javier Milei riceve un’importante boccata d’ossigeno finanziario dagli USA.

L’Europa Periferica

L’Europa resta ai margini di questa strategia, vista come una fonte di problemi intrattabili e con pochi affari da offrire.

  • Gli Stati Uniti di Trump si proiettano dove si fanno soldi, mentre l’Europa non fa di meglio che indebitarsi per sostenere Kiev.
  • Manca ancora la pace tra Russia e Ucraina, che Trump ha accantonato per dedicarsi ad altro.
  • Il Presidente americano preferisce i leader europei divisi anziché uniti, e pur avendo bisogno di lui, non possono fidarsi. La richiesta di unità transatlantica da parte di leader come Giorgia Meloni suona come un “vecchio disco rotto”.

Visione e stile

La politica estera di Trump è guidata dall’istinto e dalla versatilità (es. l’altalena con Putin), ma sta emergendo una chiara visione basata sul premiare l’efficacia sull’ortodossia. Il suo successo mondiale in soli nove mesi di seconda presidenza è innegabile.


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