In una fase di grande incertezza commerciale, l’articolo di Giuliana Ferraino fa il punto sull’evoluzione dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea.
Il braccio di ferro tra Trump e l’UE
L’accordo raggiunto in Scozia tra la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e Donald Trump appare già in bilico. Trump, intervistato dalla CNBC, alza la posta in gioco e minaccia l’applicazione di dazi fino al 35% sulle importazioni europee, se l’UE non rispetterà l’impegno di investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Una minaccia ancora più pesante riguarda i farmaci, con dazi che potrebbero arrivare fino al 250% per incentivare la produzione interna americana e abbassare i prezzi. L’obiettivo, secondo Trump, è quello di riportare la produzione farmaceutica sul suolo americano.
Le tensioni interne all’UE
La posizione di Trump mette in evidenza le divisioni interne all’Unione Europea. Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, ha criticato l’accordo definendolo “insoddisfacente” e ha annunciato l’intenzione della Germania di trattare separatamente con gli Stati Uniti per l’acciaio. Questa mossa, che indebolisce la posizione unitaria dell’UE, ha irritato Bruxelles, che ricorda agli Stati membri l’importanza di agire insieme per difendere gli interessi comuni.
La risposta dell’Unione Europea
Nonostante le tensioni, la Commissione Europea ha deciso di tirare dritto, sospendendo per sei mesi le contromisure che avrebbero dovuto colpire 93 miliardi di dollari di merci statunitensi a partire dal 7 agosto. Questa sospensione, che necessita dell’approvazione degli Stati membri, è un segnale di distensione, ma le contromisure potrebbero essere riattivate in qualsiasi momento. Il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič, ha confermato che i negoziati per una dichiarazione congiunta sono “abbastanza avanti” e procedono in uno “spirito costruttivo”, nonostante le minacce di Trump.
Infine, l’articolo sottolinea che i dazi, anche se controversi, sembrano aver avuto un impatto positivo per la bilancia commerciale degli Stati Uniti, il cui deficit è diminuito. Tuttavia, emergono anche segnali preoccupanti dall’economia americana, come l’andamento del lavoro e dei prezzi al consumo.
6 agosto 2025





