Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

Servirebbe un nuovo europeismo

Ecco la sintesi dell’editoriale di Angelo Panebianco apparso sul Corriere della Sera.

Nell’articolo, il professor Panebianco sostiene che l’Unione Europea sta attraversando la fase più difficile della sua storia e che il tradizionale modo di pensare l’europeismo non è più efficace per comprendere la situazione attuale. Panebianco distingue tre posizioni principali nel dibattito politico europeo:

·  Nazionalismo antieuropeo (o sovranismo): Questa posizione, diffusa a destra e a sinistra, considera l’UE un nemico da combattere. Spesso è legata agli interessi di potenze esterne, come la Russia di Putin, e, se arrivasse al potere in Paesi chiave come Germania o Francia, potrebbe stravolgere l’assetto del continente.

·  Europeismo strumentale: È la posizione più diffusa e praticata dalla maggior parte dei governi nazionali. Si tratta di un nazionalismo mascherato da retorica europeista. I governi riconoscono i vantaggi dell’integrazione, ma operano in un gioco misto, cooperando quando conviene e agendo in modo conflittuale per difendere i propri interessi nazionali. Questo comportamento è inevitabile, secondo l’autore, perché i governi devono rispondere ai propri elettori e ai gruppi di interesse nazionali.

  • Europeismo classico: Un tempo animato dal sogno degli “Stati Uniti d’Europa”, questa posizione ha spinto a lungo il processo di integrazione. Oggi, però, è in crisi e si è ridotta a “recitare litanie”, proponendo soluzioni come l’unità politica e l’esercito europeo senza riuscire a superare le resistenze degli interessi nazionali.

Secondo Panebianco, per uscire dall’impasse, è necessario un nuovo europeismo, un “europeismo 2.0” che sia più pragmatico e realista. Questo nuovo approccio deve abbandonare le velleità irrealizzabili e concentrarsi su due punti chiave:

  1. Riconoscere il ruolo dei governi: Non ha senso criticare i governi per il fatto che difendono gli interessi nazionali. Bisogna invece cercare modi per dimostrare agli elettori che alcune forme di integrazione possono portare vantaggi concreti, evitando la collisione tra democrazia nazionale e integrazione europea.
  2. Distinguere tra Europa e Unione Europea: L’Europa non è solo l’UE. L’autore suggerisce di esplorare nuove forme di cooperazione (come quelle in ambito di difesa o industriale) che possano produrre risultati positivi nel tempo, anche al di fuori dei percorsi tradizionali dell’UE. L’autore cita il “riformismo a spizzichi” di Karl Popper e il rapporto Draghi come possibili strade da seguire.

L’articolo si conclude sottolineando che, sebbene non ci sia nulla di male nel porsi obiettivi ambiziosi, la politica è “l’arte del possibile” e bisogna evitare di perseguire ideali irrealizzabili.

6 agosto 2025