Una lettura molto diffusa riassume la percezione che molti analisti e osservatori hanno avuto, e continuano ad avere, riguardo l’approccio di Donald Trump alla politica estera.
L’impressione di una politica “ondivaga” e la sensazione che il Presidente venga “preso in giro” da leader come Vladimir Putin, Xi Jinping, Narendra Modi e Kim Jong Un, derivano da alcuni elementi caratteristici del suo stile diplomatico:
1. L’approccio “transazionale” e anti-multilateralista
La politica estera di Trump è stata spesso definita “transazionale”. In sostanza, ogni rapporto viene trattato come una negoziazione a somma zero, dove l’obiettivo è ottenere il massimo beneficio (spesso economico o di prestigio personale) per gli Stati Uniti in quel momento, a discapito degli accordi di lungo termine o delle alleanze tradizionali.
- Critica alle alleanze: questo approccio lo ha portato a mettere in discussione il valore di alleanze storiche (come la NATO), di trattati internazionali (come l’Accordo sul clima di Parigi o l’accordo sul nucleare iraniano), e di organizzazioni multilaterali (come l’OMS).
- Imprevedibilità: la tendenza a rompere le consuetudini diplomatiche e a prendere decisioni (anche tramite Twitter) senza consultare i suoi stessi funzionari ha reso la politica estera statunitense estremamente imprevedibile, sia per gli alleati che per gli avversari.
2. La relazione con i “Giganti”
La sua sensazione di essere “preso in giro” si focalizza in particolare su come gli avversari/rivali percepiscono e gestiscono questa imprevedibilità.
- Vladimir Putin (Russia): le lodi pubbliche e la riluttanza a criticare apertamente Putin (ad esempio, riguardo all’interferenza nelle elezioni USA) sono state viste da molti critici come un segno di debolezza o ingenuità, permettendo a Putin di sfruttare le divisioni interne agli Stati Uniti e all’Occidente.
- Xi Jinping (Cina): nonostante l’aggressiva guerra commerciale e l’imposizione di dazi, le sue critiche a Xi e alla Cina sono state spesso concentrate sulla retorica, con risultati misti in termini di risultati concreti, specialmente nel bilanciamento della potenza globale cinese.
- Kim Jong Un (Corea del Nord): l’apertura a incontri diretti e personali con Kim (i “summit”) è stata una rottura storica. Tuttavia, l’assenza di risultati tangibili in termini di denuclearizzazione completa ha portato gli scettici a concludere che Kim abbia ottenuto la legittimità internazionale di un incontro con un Presidente USA senza dover fare concessioni significative.
- Narendra Modi (India): la forte enfasi posta sui legami personali e le manifestazioni di massa con leader di paesi con politiche spesso autoritarie è vista come una priorità data alla chimica personale piuttosto che agli obiettivi strategici o ai valori democratici.
3. Bilancio delle critiche
Molti critici sostengono che l’approccio di Trump, basato sulla spettacolarizzazione e sulla negoziazione aggressiva, abbia creato un vuoto di leadership e abbia consentito a questi leader di ottenere vantaggi diplomatici o strategici, percependo che potevano gestire il Presidente statunitense con lusinghe e tattiche a breve termine, anziché con un negoziato serio e strutturato.
Tuttavia, i sostenitori vedono questo approccio come:
- Una rottura necessaria con un sistema ritenuto troppo rigido e inefficace.
- Una strategia che spinge gli alleati a condividere maggiormente l’onere (ad esempio, aumentando le spese per la difesa nella NATO).
- Una forma di “diplomazia creativa” che ha aperto canali di comunicazione con avversari (come la Corea del Nord) dove la diplomazia tradizionale aveva fallito.
In conclusione, la sua sensazione che questi leader possano aver sfruttato o manipolato la “politica ondivaga” di Trump è un punto centrale del dibattito internazionale sul suo stile e sulla sua efficacia in politica estera.
11 novembre 2025





