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Esteri

L’Europa sappia guardare alla realtà americana

Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore sulle strategie che l’Unione Europea può adottare nei confronti della presidenza Trump.

Dice Fabbrini: “La seconda strategia può aiutare gli europei a definire un “Piano B”, come l’hanno chiamato Philip Gordon e Mara Karlin su Foreign Affairs. L’Europa deve prendere atto che è sola, cioè non è più integrata con l’America, né da essa protetta. Ma sola non lo è sul piano internazionale. Per Amitav Acharaya su Foreign Policy, siamo in un “World- Minus-One Moment”, un mondo in cui è l’America ad essere isolata, non gli altri e tanto meno noi. Vi è da tempo un multipolarismo che funziona anche se l’America non vi fa parte, come è il caso della Convenzione sulla legge dei mari delle Nazioni Unite (1982), l’Accordo di Parigi sulla protezione dell’ambiente (del 2015-2020) e la Corte penale internazionale (con lo Statuto di Roma del 1998). Tale multipolarismo va esteso soprattutto sul piano commerciale. Come è il caso dei recenti accordi commerciale tra l’Ue e il Mercosur, Singapore, Indonesia, Vietnam e presto India. Si possono trovare convergenze economiche con la Cina, nella consapevolezza però che essa è una potenza autoritaria, non già un’alleata strategica. La Coalizione dei volenterosi, per aiutare l’Ucraina, è allargata a Paesi non europei. Per alcuni analisti militari, l’Europa non è lontana dal provvedere alla propria sicurezza. A condizione che adegui la propria testa alla realtà”.

L’autore premette che l’UE è un prodotto dell’alleanza transatlantica e che la messa in discussione di questo legame da parte di Trump scuote l’identità stessa dell’Europa. Di fronte a questa sfida, Fabbrini individua due approcci contrapposti:

1. La strategia della “dipendenza” (Adattamento/Appeaseament). Sostenuta da paesi come Italia e Germania e dalla Commissione Europea, questa visione considera Trump come un leader che vuole riorganizzare i rapporti, non distruggerli.

  • Logica: accettare dazi, spese militari imposte e persino pretese geopolitiche (come sulla Groenlandia) pur di mantenere la protezione americana e il sostegno all’Ucraina.
  • Critica di Fabbrini: l’autore la definisce una strategia irrealistica e “disfattista”. Sottolinea come questa scelta stia portando a un offuscamento dell’UE, incapace di difendere i propri funzionari (come Thierry Breton) o di reagire a violazioni del diritto internazionale.

2. La strategia della “indipendenza” (Reazione/piano B). Sostenuta principalmente da Francia e Spagna, parte dal presupposto che il nazionalismo di Trump sia strutturalmente incompatibile con gli interessi europei e miri a indebolire l’UE sostenendo le destre antieuropee.

  • Logica: l’Europa deve prendere atto di essere “sola”, non più protetta o integrata con l’America di Trump.
  • Azione: implementare un “Piano B” basato su un multilateralismo senza gli Stati Uniti (il cosiddetto “World-Minus-One Moment”). Ciò implica rafforzare accordi commerciali con altre aree (Mercosur, Singapore, India), trovare convergenze economiche con la Cina e costruire una difesa autonoma.

Conclusione Fabbrini sostiene che Trump non sia una “parentesi”, ma il catalizzatore di un cambiamento strutturale verso un’America nazionalista e illiberale. Per l’autore, la strategia dell’adattamento è destinata al fallimento: l’Europa deve invece avere il coraggio di guardare alla realtà e costruire la propria autonomia politica e militare per non rischiare di sparire.

19 gennaio 2026