Francesco Semprini ha pubblicato per il quotidiano La Stampa nel quale descrive il clima di tensione e incertezza che si respira oggi in Groenlandia
«Le persone non sanno a cosa prepararsi, sono davvero molto spaventati. Alcuni temono un’invasione, l’arrivo delle navi con le bandiere a stelle e strisce, o lo sbarco dei Marines. Pensano a cosa dovrebbero fare», racconta la sindaca di Nuuk, Avaaraq Olsen. «Capisco queste paure. Le ho avute anch’io – prosegue la prima cittadina – Ci si chiede: arriveranno di notte? Arriveranno mentre i miei figli sono a scuola? Le comunicazioni telefoniche e Internet verranno interrotte?».
E continua: ”E per questo che ieri il governo del premier Jens Frederik Nielsen ha diffuso via web un vademecum, una guida contenente misure da seguire in caso di emergenza. Non viene menzionato il rischio di un’invasione o di un attacco militare, si parla di ipotesi tsunami o blackout elettrico come sovente avviene in questo territorio ai confini del Pianeta. Si indica come far fronte alle necessità più immediate, mettere da parte tre litri di acqua al giorno, raggiungere rifugi per mettersi al riparo dal freddo e punti di ristoro per un tè caldo. Il linguaggio prudente del pamphlet è volto a non trasformare il timore in terrore, anche se viene contemplato lo scenario di emergenza dovuta a una crisi internazionale..
È per questo che ieri il governo del premier Jens Frederik Nielsen ha diffuso via web un vademecum, una guida contenente misure da seguire in caso di emergenza. Non viene menzionato il rischio di un’invasione o di un attacco militare, si parla di ipotesi tsunami o blackout elettrico come sovente avviene in questo territorio ai confini del Pianeta. Si indica come far fronte alle necessità più immediate, mettere da parte tre litri di acqua al giorno, raggiungere rifugi per mettersi al riparo dal freddo e punti di ristoro per un tè caldo. Il linguaggio prudente del pamphlet è volto a non trasformare il timore in terrore, anche se viene contemplato lo scenario di emergenza dovuta a una crisi internazionale.
L’articolo di Francesco Semprini dipinge il ritratto di un’isola sospesa tra la paura di un’annessione forzata e l’orgoglio identitario. Da quando il Presidente Donald Trump ha manifestato l’intenzione di acquisire la Groenlandia dalla Danimarca (“costi quel che costi”), la popolazione locale vive in uno stato di allerta costante.
1. Clima di emergenza e paura
A Nuuk, la capitale, la tensione è palpabile. La sindaca Avaaraq Olsen riferisce i timori dei cittadini: c’è chi teme un’invasione dei Marines, l’interruzione delle comunicazioni o uno sbarco notturno. Per rispondere a questa ansia collettiva, il governo del premier Jens Frederik Nielsen ha diffuso un vademecum di emergenza. Sebbene il testo parli ufficialmente di rischi naturali (tsunami o blackout), il tempismo suggerisce una preparazione psicologica a una crisi internazionale.
2. “La Groenlandia non è in vendita”
La risposta della popolazione è un secco rifiuto basato su una profonda divergenza culturale:
- Valori vs Business: mentre Trump ragiona in termini immobiliari, i groenlandesi ribadiscono che, per legge e cultura, la terra non può essere posseduta, ma solo usufruita. Priorità sono date alla natura, alla famiglia e alle tradizioni inuit.
- Abbigliamento patriottico: nei negozi di Nuuk spopolano magliette con lo slogan “La Groenlandia non è in vendita”, simbolo di un’opposizione che non sembra destinata a scemare.
3. L’impatto geopolitico e l’indipendenza
La minaccia americana sta paradossalmente ricompattando il fronte interno. Il dibattito storico sull’indipendenza dalla Danimarca è stato temporaneamente messo in secondo piano dalla necessità di coesione nazionale contro la minaccia esterna. Nel frattempo, da Davos, Trump alterna toni aggressivi (minaccia di dazi contro l’Europa) a parziali aperture, ma i groenlandesi restano scettici: «Non ci fidiamo, cambia idea continuamente».
4. La resistenza e la marina danese
Nonostante le piccole dimensioni della popolazione (57 mila abitanti), lo spirito di resistenza è forte. La sicurezza è attualmente garantita dalle unità della marina militare danese (come la Knud Rasmussen) e dalle truppe alleate. I giovani groenlandesi si dicono pronti ad arruolarsi, citando simbolicamente la sconfitta del generale Custer a Little Bighorn come monito: anche una grande potenza può andare incontro a una disfatta storica se sottovaluta l’orgoglio dei nativi.
Punti chiave in breve
| Tema | Situazione |
| Minaccia | Tentativo di Trump di sottrarre l’isola alla Danimarca. |
| Reazione civile | Diffusione di vademecum di emergenza e acquisto di beni di prima necessità. |
| Identità | Forte orgoglio inuit e rifiuto della logica di mercato applicata alla terra. |
| Difesa | Presidio della marina danese e volontà dei giovani di combattere. |
22 gennaio 2026





