L’ambasciatore Stefano Stefanini ha pubblicato su La Stampa un articolo che riguarda l’improvviso cambio di rotta di Donald Trump sulla questione Groenlandia.
Afferma Stefanini: ”Accordo raggiunto sulla Groenlandia – e sull’intero Artico; annullamento dei dazi Usa annunciati su otto Paesi europei. Un enorme respiro di sollievo a Nuuk, Copenaghen, Bruxelles, in tutte le capitali europee – e probabilmente anche a Washington. Certo a Wall Street, immediatamente risalita. Chiunque ritenga Davos inutile dovrà ricredersi. Ha fatto cambiare idea a Donald Trump. Non ci erano riusciti gli incontri alla Casa Bianca fra Ministri degli Esteri Groenlandia-Danimarca-Usa, con partecipazione del Vice Presidente JD Vance, non le telefonate dei giorni scorsi di vari leader, non il coro, europeo, canadese, con rara unità a difesa della sovranità danese e dell’autodeterminazione groenlandese, non l’aperta contrarietà all’annessione dell’opinione pubblica americana, inclusa una grossa fetta Maga, e le resistenze in Congresso, dichiarate in campo democratico, sotterranee nei ranghi repubblicani”.
Il contesto: dal “negoziato capestro” alla distensione
L’articolo analizza l’inaspettata svolta avvenuta a Davos, dove il Presidente americano Donald Trump ha abbandonato le pretese di annessione della Groenlandia e revocato i dazi punitivi contro otto Paesi europei. Solo poche ore prima, Trump aveva ribadito con toni aggressivi (definiti “stile Don Vito Corleone”) che il possesso dell’isola fosse essenziale per la sicurezza USA, ponendo gli alleati di fronte a un ultimatum: cedere il territorio o perdere la protezione americana e affrontare una guerra commerciale.
I fattori del cambiamento
Secondo Stefanini, diversi elementi hanno contribuito a questo “testacoda” diplomatico:
- I mercati: un ruolo determinante è stato giocato dalla reazione negativa delle borse (Wall Street in primis), preoccupate dall’escalation tariffaria tra USA ed Europa.
- La fermezza degli alleati: la rara unità mostrata da Europa e Canada a difesa della sovranità danese ha dimostrato che la coesione paga.
- Diplomazia parallela: nonostante l’imprevedibilità del Presidente, il successo dell’incontro con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, suggerisce che esistessero canali diplomatici sotterranei che hanno lavorato a un “accordo quadro” per soddisfare le esigenze americane senza intaccare la sovranità danese.
Le conclusioni e la lezione per l’Europa
L’autore trae tre considerazioni principali:
- La NATO mantiene un’utilità marginale anche per un’amministrazione isolazionista.
- La diplomazia tradizionale, lavorando dietro le quinte, riesce ancora a evitare rotture definitive.
- La fermezza e la compostezza nei toni sono l’unica strategia efficace per i leader europei nel trattare con Trump.
In sintesi, l’emergenza immediata (i dazi e la crisi artica) è rientrata grazie a un mix di pressione economica e resistenza politica coordinata, lasciando spazio a un temporaneo respiro di sollievo per la stabilità atlantica.
22 gennaio 2026





