Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

I giudici Usa salvano i pilastri democratici ma aprono una breccia nel sistema

Alan Friedman ha pubblicato su La Stampa un editoriale assai critico sulle decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti riguardo i poteri presidenziali e ne ha messo in luce il paradosso centrale e le conseguenze sul sistema democratico americano.

Scrive Friedman: ”Ci sono giorni in cui una Corte Suprema decide delle cause. E ci sono giorni in cui riscrive gli equilibri di una democrazia. Ieri è stato uno di quei giorni. Nel giro di poche ore, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso quattro decisioni destinate a lasciare un segno profondo. Tre rappresentano una netta sconfitta per Donald Trump. La quarta è invece una vittoria storica per la sua idea di presidenza: un potere esecutivo sempre meno limitato dai tradizionali contrappesi costituzionali.È un paradosso solo apparente. Perché le due cose possono convivere”.

E prosegue: ”Dalla sconfitta del 2020 Trump ha trasformato il voto per corrispondenza in uno dei bersagli principali della sua strategia politica. Lui e il Partito Repubblicano hanno cercato ripetutamente di impedire il conteggio delle schede arrivate dopo l’Election Day, anche quando erano state spedite entro i termini previsti dalla legge. L’obiettivo politico è evidente: restringere l’accesso al voto in categorie di elettori che utilizzano più frequentemente il voto postale, dagli anziani ai militari all’estero, fino a molti elettori democratici. Ieri la Corte Suprema ha respinto questo tentativo, confermando che gli Stati possono continuare a conteggiare le schede spedite in tempo anche se recapitate qualche giorno dopo. È una decisione fondamentale. Le democrazie sopravvivono solo se le regole del gioco non vengono cambiate mentre la partita è in corso”.

E ancora: ”I giudici hanno impedito al Presidente di licenziare Lisa Cook, membro del Board della Federal Reserve. Può sembrare una questione tecnica. In realtà riguarda uno dei pilastri dell’economia mondiale. La credibilità della Federal Reserve dipende dalla sua indipendenza dal potere politico. Se ogni presidente potesse sostituire i governatori della banca centrale perché non condivide le loro decisioni sui tassi d’interesse, la politica monetaria diventerebbe inevitabilmente uno strumento elettorale. Difendendo Lisa Cook, la Corte ha difeso l’indipendenza della banca centrale americana e, indirettamente, la fiducia internazionale nel dollaro”.

Il nucleo dell’editoriale

Friedman analizza una giornata storica in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso quattro sentenze cruciali. Il verdetto complessivo è un paradosso: se da un lato la Corte ha inferto tre nette sconfitte a Donald Trump, tutelando alcuni pilastri democratici, dall’altro gli ha concesso una vittoria storica che scardina novant’anni di giurisprudenza e indebolisce il sistema dei contrappesi (checks and balances).

Le tre sconfitte per Trump (La difesa dello Stato di diritto)

  1. Il caso E. Jean Carroll: La Corte ha rifiutato di esaminare il ricorso di Trump, rendendo definitiva la condanna civile per abuso sessuale e diffamazione. Trump dovrà pagare i 5 milioni di dollari stabiliti dalla giuria.
  2. Il voto per corrispondenza: Respinto il tentativo di Trump e del Partito Repubblicano di bloccare il conteggio delle schede elettorali postali arrivate dopo l’Election Day. Una decisione fondamentale per preservare la stabilità delle regole democratiche.
  3. L’indipendenza della Federal Reserve: I giudici hanno impedito a Trump di licenziare Lisa Cook dal Board della Fed, tutelando l’autonomia della banca centrale dalle pressioni politiche e salvaguardando la fiducia internazionale nel dollaro.

La vittoria storica (La breccia nel sistema)

Con la quarta sentenza (“Trump contro Slaughter”), la Corte ha ribaltato quasi un secolo di giurisprudenza, concedendo al Presidente il potere di licenziare i commissari della Federal Trade Commission (FTC), l’autorità antitrust indipendente.

  • Il rischio: trasformare un organo di vigilanza neutrale in uno strumento politico dipendente dalla Casa Bianca, incline a favorire gli alleati e colpire gli avversari.
  • L’effetto strutturale: si accentra ulteriormente il potere nelle mani dell’esecutivo (Presidenza) a scapito del legislativo (Congresso).

La tendenza di fondo e il verdetto futuro

Friedman sottolinea che la Corte Suprema (a maggioranza conservatrice) non agisce più come un arbitro del tutto indipendente, ma sta progressivamente spostando l’asse del potere verso la Casa Bianca (come già dimostrato dall’abolizione del diritto all’aborto nel 2022 e dalla concessione dell’immunità penale presidenziale nel 2024).

Tuttavia, la partita non è chiusa. Il vero banco di prova per il futuro della democrazia americana arriverà prima della pausa estiva, quando la Corte dovrà esprimersi sul decreto con cui Trump vuole limitare lo ius soli (garantito dal XIV Emendamento). Quella decisione stabilirà se il Presidente può riscrivere la Costituzione da solo o se esistono ancora limiti invalicabili al suo potere.

30 giugno 2026