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Esteri

Guerra perpetua

Articolo realizzato con Ai

Ecco una sintesi dell’articolo di Antonio Polito “Guerra perpetua” apparso sul Corriere della Sera:

L’articolo critica la politica attuale di Israele, guidata da Benjamin Netanyahu, definendola come una “guerra perpetua” piuttosto che un mezzo per raggiungere la pace. L’autore sostiene che Israele non considera più il conflitto armato come uno strumento per ottenere la pace futura, ma lo ha trasformato in un fine in sé, un metodo politico abituale.

Polito evidenzia come il governo israeliano stia colpendo i suoi vicini, anche quelli potenzialmente non ostili, come dimostrato dall’attacco a Damasco. L’obiettivo sembra essere quello di circondarsi di “stati falliti” (Gaza, Libano, Siria) per controllarli meglio attraverso una “cortina di instabilità perenne”.

L’articolo sottolinea che non è contemplata alcuna strategia di pace o progetto di convivenza, ma solo “tregue” temporanee in conflitti definiti “esistenziali”. Questa logica giustificherebbe anche azioni come gli spostamenti forzati di civili (deportazioni), considerate crimini di guerra.

L’autore esprime il dolore di chi, in Occidente, è tradizionalmente amico di Israele, nel vedere lo Stato Ebraico allontanarsi dai valori democratici e dal principio di “territori in cambio di pace”, sostituendolo con una logica di “guerra in cambio di territori” per creare zone cuscinetto. Vengono tracciate analogie, seppur su scala diversa, con la guerra di Putin in Ucraina, parlando di un “espansionismo difensivo” che include operazioni di pulizia etnica.

Infine, Polito conclude che l’Occidente non può più tollerare la guerra di Netanyahu, non solo per il numero spropositato di vittime o i metodi disumani, ma soprattutto perché questa pratica della “guerra perpetua” sta allontanando Israele dai valori delle democrazie occidentali, trasformando il conflitto in un fine piuttosto che un mezzo.

22 luglio 2025