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Economia

Da Basilea alle crisi bancarie, l’Ue ripensa 10 anni di norme

Laura Serafini ha pubblicato un articolo su Il Sole 24 Ore nel quale affronta le nuove proposte di riforme del sistema bancario europeo. Le proposte di Bruxelles rivoluzionano l’approccio dal 2014. Il settore appare più solido: meno requisiti patrimoniali. No a penalizzazioni per gli istituti dei Paesi più indebitati (come l’Italia).

Scrive Serafini: ”Sono state poste le premesse per rivedere alcuni capisaldi dell’impianto di Basilea III+ sui requisiti prudenziali, come l’output floor, che limita la misura in cui le banche possono ridurre i propri requisiti patrimoniali mediante modelli interni di rischi rispetto ai metodi standardizzati, cioè basati sui requisiti minimi previsti dalla regolazione. Nella Comunicazione della Commissione si ricorda come l’Ue stia introducendo in modo progressivo l’output floor con misure transitorie: nel frattempo, però, in altre giurisdizioni sono state adottati vari approcci, tra cui la rimozione dell’output floor. Quindi la competizione delle banche europee con quelle statunitensi o britanniche ne risulta penalizzata. Perplessità su vari aspetti di questo strumento sono stati evidenziati dalle banche dell’Unione”.

E prosegue: ”Ci sono, come detto, novità di rilievo anche in tema di completamento dell’Unione bancaria: superato il modello del fondo unico di garanzia dei depositi, si prospetta un sistema (partendo dalla necessità di organizzare meglio le eventuali crisi delle filiali all’estero) che riabilita l’uso dei fondi di garanzia dei depositi nazionali assieme ai fondi di risoluzione nazionali (gestiti dalle banche centrali con fondi versati dalle banche) ed eventualmente assieme al Fondo di risoluzione unico. Un possibile limite di questo impianto è nel fatto che l’uso del Fondo unico di risoluzione è collegato alla ratifica del Mes (il fondo Salva Stati deve fornire una rete di sicurezza finanziaria al Fondo di risoluzione): è noto che alcuni paesi, come l’Italia, non intendono ratificarlo nell’impianto attuale”.

1. Cambiamento di prospettiva e contesto

Le nuove proposte di riforma bancaria presentate dalla Commissione europea puntano a rivedere i principi della regolamentazione degli ultimi 20 anni. L’Unione Europea riconosce che il settore bancario non è più fragile o a rischio di propagare crisi (come nel 2008), ma è ormai solido e profittevole. Di conseguenza, viene visto come un motore fondamentale per il rilancio dell’economia europea. Tra le varie istituzioni, il Ministero dell’Economia e la Banca d’Italia stanno definendo la posizione italiana al riguardo.

2. Requisiti di capitale e competitività internazionale

Incentivi e parità competitiva: si pongono le basi per rivedere principi chiave di Basilea III+, come l’output floor (la norma che limita la riduzione dei requisiti patrimoniali calcolati tramite modelli interni). Poiché altre giurisdizioni (come USA e Regno Unito) lo hanno allentato o rimosso penalizzando le banche europee, l’UE intende revisionarlo.

3. Favorire le fusioni transfrontaliere (cross border)

Per ridurre gli ostacoli alle aggregazioni tra banche di Paesi diversi, la Commissione punta a limitare le interferenze dei governi nazionali (come l’uso del Golden Power).

Si prevede anche l’eliminazione dei vincoli di liquidità eccessivi sulle filiali estere, misura che potrebbe liberare circa 230 miliardi di euro di capitale.

4. Titoli di Stato e Unione Bancaria

Nessuna penalizzazione sui titoli di Stato: viene accantonata l’ipotesi di ponderare il rischio dei titoli di Stato in base al debito del Paese emettitore (misura che avrebbe comportato nuovi accantonamenti e costi per banche di Paesi molto indebitati come l’Italia). Al suo posto, si propongono incentivi alla diversificazione del portafoglio.

Revisione della gestione delle crisi: si supera l’idea originaria del Fondo unico europeo di garanzia dei depositi (bloccato dai veti dei Paesi “virtuosi”). Il nuovo impianto riabilita e coordina l’uso dei fondi di garanzia dei depositi e di risoluzione nazionali, affiancandoli al Fondo di risoluzione unico.

Nodo MES: un elemento critico rimane l’uso del Fondo di risoluzione unico, che resta legato alla ratifica della riforma del MES (al momento rifiutata da Paesi come l’Italia).

5. Semplificazione e proporzionalità

Meno burocrazia: si punta a un’applicazione più proporzionale delle regole in base alle dimensioni degli istituti, riducendo i costi di conformità per le banche più piccole.

Migliore governance: si intende semplificare e coordinare le richieste dei regolatori (BCE, EBA, Banche centrali nazionali) riducendo il carico di segnalazioni burocratiche imposto agli intermediari.

10 agosto 2026