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Economia

Il debito pubblico che aumenta, un freno a Meloni 3

Il nostro ministro dell’economia, sta certamente studiano il sistema ideale (dal punto di vista di questa coalizione di destra-centro) per un aumento del gettito tributario e, conseguentemente, vuole puntare sulla tecnologia per scovare gli evasori (incrociando conti correnti e spese) però rischia avere un aut aut da parte di Fratelli d’Italia, in quanto il governo correrebbe il rischio di una forte impopolarità, visto che in questi anni il governo ha manifestato attenzione e massima comprensione per alcune categorie di contribuenti come i balneari ed i tassisti, sovente segnalati come contribuenti non propriamente fedeli. Il recupero di gettito sta diventando un’operzione ineludibile. Prima o poi bisogna affrontare il problema dell’evasione e dell’elusione fiscale. Altra via per ridare ossigeno alle tasche degli italiani non c’è.

Contesto delle smentite: alcune analisi di Pagella Politica hanno discusso le dichiarazioni del governo, sostenendo che, sebbene il recupero sia alto, la composizione dell’evasione fiscale (spesso concentrata nei piccoli commerci e autonomi) talvolta differisce dalla narrazione governativa, che tende a focalizzarsi sulle grandi compagnie.

Pochi controlli, ma buoni. L’avversione del governo per tasse e Fisco è stata ampiamente sdoganata da Giorgia Meloni con la frase: «Mai dirò che le tasse sono una cosa bellissima». Si punta invece a un «Fisco più giusto», alleggerendo la pressione fiscale per tutti. Per tutti, in prospettiva. Nell’immediato la pressione scende per chi evade, riducendo la mole delle verifiche eseguite dall’Agenzia delle Entrate.

I governi dovrebbero controllarei tutti i contribuenti, ma proprio tutti, quelli che hanno automobili costose, imbarcazioni e immobili per valori superiori a certi livelli: le automobili con valore sopra i 50 mila euro, le imbarcazioni sopra i 500 mila euro, le case sopra il milione di euro. Se spiegata bene questa proposta, a nostro avviso, potrebbe esser accolta favorevolmente dalla maggior parte degli elettori, anche di chi sostiene questo esecutivo di destra-centro.

Questa proposta è quella che tecnicamente viene chiamata “accertamento sintetico” o, in modo più colloquiale, Redditometro. L’idea di base è semplice e intuitiva: se hai uno yacht, tre case di lusso e una Ferrari, ma dichiari al fisco di essere un povero pensionato al minimo, c’è qualcosa che non quadra.

Paradossalmente, proprio in questo 2026, il dibattito su questo strumento è tornato accesissimo dopo che il governo, in passato, lo aveva pesantemente ridimensionato o addirittura definito “uno strumento inquisitorio”.


La realtà politica del 2026: Redditometro vs Evasometro

Il governo Meloni si è trovato in una posizione molto difficile. Da un lato, la promessa elettorale di “non disturbare chi produce”, dall’altro la necessità assoluta di fare cassa per non far esplodere il debito pubblico.

  • L’abolizione del vecchio redditometro: Il governo ha ufficialmente “mandato in soffitta” il redditometro basato sulle spese medie statistiche (che era molto contestato perché colpiva anche chi aveva solo risparmiato).
  • L’arrivo del “Nuovo evasometro”: al suo posto è stato introdotto un sistema più tecnologico. Invece di basarsi su quanto “dovresti” spendere, il Fisco oggi incrocia in tempo reale i dati dei conti correnti, delle fatture elettroniche e dei registri dei beni di lusso.
  • Le soglie di rischio: attualmente, l’Agenzia delle Entrate punta il faro soprattutto su chi ha scostamenti enormi: se la differenza tra quanto spendi e quanto dichiari supera il 20% e una cifra assoluta di circa 70.000 euro, scatta l’allerta.

Perché questa proposta è difficile da attuare “politicamente”?

Nonostante sembri di buon senso, l’idea di controllare chiunque possieda beni sopra una certa soglia si scontra con tre ostacoli:

La “Prova contraria”: molti dei soggetti che possiedono questi beni non sono tecnicamente evasori, ma utilizzano schermi societari (spesso all’estero) o godono di rendite finanziarie già tassate alla fonte (come i dividendi), che non appaiono nella dichiarazione dei redditi ordinaria. Questo rende i controlli lunghi, costosi e spesso improduttivi per lo Stato.

La fuga dei capitali: il timore dei governi di destra-centro è che controlli troppo stretti sui beni di lusso portino i grandi capitali a spostarsi in Svizzera, Lussemburgo o nei paesi dell’Est Europa, impoverendo ulteriormente l’economia italiana.

19 aprile 2026

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