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Economia

Dilemma salari in Italia 1

Il prof. Francesco Giavazzi ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale su uno dei grandi temi di cui da abnni si discute nel nostro Paese: il livello incredibilmente basso dei salari.

Giavazzi nel suo articolo sostiene che: ”Tutti i contratti intervengono a posteriori, non solo quelli della pubblica amministrazione. Non riescono quindi a tenere il passo con l’inflazione. Il contratto collettivo nazionale, che da sempre il sindacato difende, sosti non è il sistema migliore per garantire il potere d’acquisto dei salari. I sindacati si troveranno sempre a dover affrontare un problema di recupero del potere d’acquisto. Fu Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, applicando una proposta dell’economista Ezio Tarantelli che per questo fu ucciso dalle Brigate rosse, a cambiare in modo radicale la contrattazione stabilendo che i contratti dovessero essere firmati guardando alle aspettative di crescita futura dei prezzi, non alla crescita passata. In questo modo cancellò alla base gli effetti della scala mobile che rendeva persistente qualunque aumento temporaneo dell’inflazione. Una mina vagante nel sistema economico nazionale”.


Dilemma salari

Giavazzi affronta il problema della perdita di potere d’acquisto dei salari a causa dell’inflazione e critica l’attuale sistema di contrattazione collettiva come inefficace per proteggerli.

Il problema: salari e inflazione

  • Insufficienza degli aumenti: l’autore prende spunto dalla polemica sul contratto degli enti locali e della scuola (aumento del 6%) per evidenziare che l’inflazione accumulata nel periodo di validità del precedente contratto è stata di circa il 17%. L’accordo, perciò, recupera solo un terzo della perdita, lasciando per strada circa l’11% del potere d’acquisto.
  • Limiti della contrattazione a posteriori: Tutti i contratti collettivi nazionali, difesi dai sindacati, agiscono a posteriori e non riescono a tenere il passo con l’inflazione, costringendo i sindacati a inseguire continuamente il recupero del potere d’acquisto.

La riforma del 1993 e i suoi limiti

  • L’Impostazione di Ciampi-Tarantelli: Nel 1993, la riforma della contrattazione (introdotta da Carlo Azeglio Ciampi, basandosi sull’idea dell’economista Ezio Tarantelli) stabilì che i contratti dovessero guardare alle aspettative di crescita futura dei prezzi, non all’inflazione passata. Questo eliminò alla base gli effetti distorsivi della scala mobile.
  • Condizione mancata: la riforma funziona solo se il negoziato è rapido e frequente. Tuttavia, i lunghi ritardi (a volte fino a sette anni) non permettono ai salari di recuperare il costo della vita. Dopo un aumento temporaneo dei prezzi, il livello di prezzo accumulato non si recupera più se il contratto continua a guardare solo all’inflazione attesa per il futuro.

Le soluzioni proposte e criticate

  • No all’arma fiscale: Giavazzi considera un errore chiedere al governo di usare l’arma fiscale (tasse) per compensare le perdite salariali, poiché introdurrebbe nuove distorsioni in un sistema fiscale già complesso.
  • Incentivi per la contrattazione frequente: l’autore suggerisce di considerare correttivi che incentivino una contrattazione più frequente. Un esempio: introdurre una regola che, alla scadenza di un contratto non rinnovato, permetta di applicare aumenti che compensino l’inflazione passata.
  • Trade-off del correttivo: una simile regola violerebbe il principio della riforma del 1993 (quello di non guardare al passato), ma toglierebbe ai sindacati (come la CGIL di Landini) il potere contrattuale che si esercita nel ritardare le trattative.

Conclusione

Giavazzi sottolinea che salari adeguati (e i conseguenti consumi), assieme agli investimenti, sono la chiave per la crescita di un Paese. L’inflazione, definita da Ciampi la “tassa più ingiusta” perché colpisce i ceti meno abbienti, sta riducendo il potere d’acquisto degli italiani. La situazione economica e il mondo del lavoro sono cambiati drasticamente dal secolo scorso, spingendo a ripensare la contrattazione per evitare che la protezione del potere contrattuale del sindacato abbia come prezzo una forte riduzione della capacità di acquisto dei lavoratori.

Francesco Giavazzi – 8 novembre 2025

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