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Economia

Sipendi d’oro e funzionari rossi. Ecco Bankitalia

Mario Sechi pubblica su Libero, il giornale di cui è direttore, un editoriale nel quale critica aspramente la Banca d’Italia (Bankitalia) per la sua visione che viene definita “progressista” e “di sinistra”, che la accomunerebbe ad altre istituzioni e sindacati come CGIL e ISTAT.

Sechi si domanda e si da una risposta: ”Cosa unisce la Banca d’Italia alla Cgil, l’Istat alle tute blu, la Corte dei conti ai Cobas? Sembrano mondi lontanissimi, ma in realtà hanno in comune il filo rosso di una visione progressista della società, uno schema precompilato, rigorosamente di sinistra, in varia gradazione, che arriva fino al neo-comunismo in versione Mamdani. Quando Bankitalia boccia la legge di bilancio e lamenta il fatto che favorisce “i ricchi”, evidentemente c’è qualcosa che non va, la teoria keynesiana che a via Nazionale ha trovato terreno fertile negli allievi dell’economista Federico Caffè, viene applicata alla lettura della manovra con conseguenze surreali

I punti chiave dell’editoriale sono:

  • Critica alla bocciatura della manovra: Bankitalia ha bocciato la Legge di Bilancio del Governo Meloni, lamentando che essa favorirebbe “i ricchi”. Sechi considera questa lettura “surreale” e influenzata da una rigida applicazione delle teorie keynesiane, che a Via Nazionale (sede di Bankitalia) risalgono alla scuola di Federico Caffè.
  • Ruolo della legge di bilancio: l’editorialista ribadisce che la manovra non ha l’obbligo di redistribuire il reddito o fare giustizia sociale, ma deve programmare entrate e uscite e cercare un equilibrio. La sua finalità politica è definita dal Parlamento sovrano, non dal Direttorio di Bankitalia.
  • Definizione di “ricchi”: Sechi sostiene che i “ricchi” di cui parlano le “alte burocrazie irresponsabili” non sono affatto tali, ma rappresentano il ceto medio che l’establishment italiano disprezza. Il Governo, invece, accusa di aver privilegiato finora i ceti bassi, e solo ora fa qualcosa per la classe media.
  • Stipendi e privilegi: l’articolo evidenzia il contrasto tra la critica di Bankitalia ai “ricchi” e gli alti stipendi dei suoi funzionari (ad esempio, un capo dipartimento guadagna 205.000 euro l’anno), in un’istituzione che custodisce riserve d’oro per miliardi di euro. Viene citato anche un episodio sarcastico sulla protesta dei sindacati interni per la limitata scelta di gusti di yogurt in mensa. ggiunge Sechi: ”Quanto ai “ricchi” da 50 mila euro, la retribuzione minima di un capo dipartimento di Bankitalia è di 205mila euro l’anno, quella di un caposervizio è di 141mila euro l’anno, quella di un direttore di filiale 136mila euro l’anno. Sono gli stipendi pagati da un’istituzione che conserva 2452 tonnellate d’oro (pari a 95.493 lingotti) per un valore nel bilancio del 2024 di 198 miliardi di euro”.
  • Le “porte girevoli” e Balassone: l’editoriale si concentra sulla figura di Fabrizio Balassone, funzionario di Bankitalia e fustigatore della legge di bilancio. Si sottolinea come Balassone, già collaboratore di Paolo Gentiloni a Bruxelles, sia tornato in Bankitalia e abbia criticato sia la prima che la quarta legge di bilancio del Governo Meloni, con un copione che non cambia al cambiare del governatore (prima Ignazio Visco, poi Fabio Panetta).
  • Sistema burocratico: la critica finale è rivolta al sistema delle alte burocrazie, descritto come “inamovibile, irriformabile, eterna”. Sechi conclude che “nelle alte burocrazie vince la destra e governa la sinistra”, con il risultato di una mancanza di visione liberale nonostante la presenza di un governo di centro-destra.

L’editoriale è quindi un attacco politico alla presunta “casta” interna a Bankitalia e al suo orientamento economico, ritenuto slegato dalla realtà e in contrasto con la politica del governo in carica.

8 novembre 2025