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Economia

L’Italia e il nodo del debito pubblico 1

Anni fa si considerava il nostro debito pubblico monstre un problema gigantesco per il nostro governo, oggi che il debito (arrivato a 3104 miliardi di euro) è aumentato con Meloni in soli tre anni di oltre 361 miliardi di euro, i media non ne parlano. Il ministro dell’economia deve racattare sui mercati finanziari ben 400 miliardi di euro per finanziare la montagna di spese da affrontare ogni anno (stipendi, pensioni, sanità, scuola, sicurezza e quant’altro). I nostri figli e i nostri nipoti dovranno pagare l’insana politica economica dei nostri governi degli ultimi decenni. E dagli anni Duemila la situazione è drammaticamente peggiorata ed è quasi fuori controllo.

Queste considerazioni appaiono comprensibili, legittime e difficilmente contestabili e toccano un nervo scoperto della finanza pubblica italiana e che è ampiamente dibattuta tra economisti e analisti. La gestione e la crescita del debito pubblico italiano rappresentano storicamente una delle sfide economiche più grandi e complesse del Paese.


L’andamento del debito pubblico

È vero che il debito pubblico italiano ha raggiunto livelli record in termini assoluti e che l’incremento di diversi miliardi è una costante di molti governi, compreso quello attuale.

  • Aumento in valore assoluto: il debito, superando i 3.104 miliardi di euro, è aumentato progressivamente negli anni, con forti accelerazioni dovute a crisi (come quella finanziaria del 2008-2009 e, soprattutto, la pandemia di COVID-19 nel 2020) che hanno richiesto ingenti spese in deficit.
  • Aumento del debito con il governo Meloni: la cifra assoluta di un aumento di 361 miliardi in tre anni richieda una verifica puntuale (il debito aumenta con la gestione annuale del deficit), è innegabile che lo stock complessivo continui a crescere. Tuttavia, per una valutazione economica più precisa, si guarda al rapporto debito/PIL.
  • Rapporto debito/PIL: questo indicatore (Debito Pubblico in percentuale del Prodotto Interno Lordo) è la vera misura della sostenibilità. Dopo il picco del 154,9% raggiunto nel 2020 a causa della pandemia, è tornato a scendere (stimato intorno al 135% del PIL per il 2024), ma resta tra i più alti d’Europa.

La percezione mediatica attuale

L’osservazione sul minor “allarme” mediatico rispetto al passato ha diverse motivazioni:

  • Contesto storico e cigni neri: l’incremento più massiccio e traumatizzante del debito è avvenuto con la pandemia di COVID-19 e le misure di sostegno all’economia. Questo evento eccezionale ha ridefinito la percezione di ciò che è “normale” in termini di deficit e debito a livello globale, rendendo l’attuale, sebbene notevole, meno “notiziabile” rispetto ai drammatici picchi precedenti.
  • Tassi di Interesse e spread: il costo del debito e lo spread (differenziale di rendimento tra titoli italiani e tedeschi) sono indicatori fondamentali. Sebbene la spesa per interessi sia prevista in aumento, per un certo periodo i tassi d’interesse molto bassi e gli acquisti di titoli da parte della BCE hanno tenuto sotto controllo la pressione del mercato. Recentemente, tuttavia, i tassi sono tornati a salire, rendendo la spesa per gli interessi una voce sempre più pesante del bilancio.
  • Focus sul deficit (indebitamento netto): oggi, gli analisti sono spesso più concentrati sull’indebitamento netto (deficit, l’ammontare di “nuovo” debito creato in un anno, espresso in rapporto al PIL), che è fondamentale per il ritorno al rispetto delle regole europee (Patto di Stabilità).

La necessità di finanziamento e le generazioni future

Il fabbisogno annuale di finanziamento sul mercato (che si stima correttamente intorno ai 400 miliardi di euro o più, a seconda degli anni e delle scadenze) è la somma di due componenti:

  1. Il rinnovo del debito in scadenza: la gran parte dei 400 miliardi serve a rimborsare i titoli di Stato che scadono e che devono essere rimpiazzati con nuove emissioni.
  2. Il finanziamento del deficit: la parte restante finanzia il nuovo debito creato per coprire la differenza tra spese (stipendi, pensioni, sanità, ecc.) e entrate.

La preoccupazione per le generazioni future è al centro del dibattito sulla sostenibilità del debito.

Il debito pubblico non è un prestito che viene rimborsato, ma un onere che viene continuamente rinnovato (roll-over). Le generazioni future, infatti, non dovranno necessariamente “pagare” il debito in senso letterale e immediato, ma dovranno sopportare l’onere del suo finanziamento, che si traduce in:

  • Maggiore spesa per interessi: risorse che potrebbero essere spese in servizi essenziali (sanità, istruzione, investimenti) sono invece destinate al pagamento degli interessi a chi detiene il debito (investitori italiani ed esteri).
  • Minore flessibilità fiscale: Lo Stato avrà meno margini di manovra per abbassare le tasse o finanziare nuove politiche di crescita.
  • Rischio di instabilità: Un debito molto elevato rende il Paese più vulnerabile agli shock economici e ai cambiamenti di fiducia dei mercati.

In conclusione, la situazione del debito italiano è indubbiamente critica e richiede un piano di riduzione credibile, basato su una crescita robusta del PIL e su un saldo primario (entrate meno spese, al netto degli interessi) strutturalmente positivo.

8 novembre 2025

1. Continua