Tre leggi di Bilancio potevano fare la differenza, ma l’esecutivo non ha una strategia chiara.
Elsa Fornero ha scritto un editoria;e su La Stampa in cui analizza la situazione economica italiana, evidenziando due problemi strutturali interconnessi: la bassa crescita cronica (che dura da circa tre decenni) e il forte peggioramento della distribuzione dei redditi, con un conseguente aumento della povertà, specialmente tra i giovani.
Sccrive la Fornero: “Un tasso di crescita del PIL pari al 3 per cento consentirebbe di raddoppiarne il valore iniziale in poco più di 23 anni: con una simile dinamica, che ci appare oggi straordinaria ma che è di gran lunga inferiore a quella del cosiddetto “miracolo economico”, i figli potrebbero godere, con i loro primi salari, di un benessere doppio possibile ai genitori alla stessa età. Con una crescita prossima a zero e in presenza di nuovi bisogni (come gli strumenti informatici oggi quasi universalmente diffusi), i figli stanno in realtà peggio dei genitori! Ed è quello che è successo da noi”.
Analisi dei problemi
Bassa crescita
La crescita insufficiente deriva dall’incapacità del sistema produttivo italiano di generare un incremento stabile di beni, servizi e redditi. L’autrice sottolinea che con una crescita prossima allo zero, a differenza di quanto accadeva durante il “miracolo economico”, i figli oggi si ritrovano in condizioni peggiori rispetto ai genitori. Le cause sono molteplici e intrecciate, tra cui:
- Eccesso di burocrazia.
- Prevalenza di piccole imprese non innovative.
- Carenza di investimenti in infrastrutture, istruzione e formazione professionale.
- Invecchiamento demografico.
Disuguaglianza e povertà
Parallelamente, si è invertita la tendenza storica al miglioramento del tenore di vita: la quota di reddito destinata a remunerare il lavoro dipendente è diminuita a favore di quella del capitale. Le crisi (in particolare quella del 2008 e la successiva “grande recessione”) hanno avuto un impatto durissimo sulle famiglie giovani e sul Mezzogiorno. È aumentata la precarietà lavorativa, il potere d’acquisto dei redditi medio-bassi è calato, e l’inflazione ha colpito maggiormente i più poveri. Nonostante un aumento dell’occupazione, la sua scarsa qualità fa sì che i poveri rimangano esclusi.
Critica al governo e alla legge di bilancio
Fornero ammette che una singola legge di bilancio può fare poco per la crescita. Tuttavia, un intero ciclo di governo (tre o quattro leggi di bilancio) avrebbe potuto e dovuto fare la differenza fornendo al Paese un “senso di direzione”.
L’autrice critica l’attuale esecutivo per i suoi limiti principali:
- Mancanza di strategia di lungo termine: il governo non è riuscito a incidere sui fattori chiave per la crescita come istruzione, innovazione, ricerca e sanità, adottando invece un’ottica di breve termine.
- Spreco di risorse: sono state sprecate risorse in progetti ritenuti inutili (come l’accordo con l’Albania sui migranti) o in provvedimenti giudicati dannosi (diverse rottamazioni e condoni).
- Strategia redistributiva inefficace: anche la strategia per combattere la povertà e la disuguaglianza è insufficiente. I provvedimenti di sgravio volti a sostenere i salari più bassi finiscono per favorire, in parte, i redditi più elevati (fascia 30-50 mila euro annui), come rilevato anche dall’Istat.
Il giudizio complessivo è che la nuova Legge di Bilancio risulti accettabile più per ciò che non fa (ovvero evitare di “sfasciare” i conti pubblici e scongiurare una crisi finanziaria) che per ciò che fa, che è poco e non sempre socialmente equo. In conclusione, secondo Fornero, il Paese non si avvia verso una crisi, ma non sembra avviarsi da nessuna parte.
7 novembre 2025





